Il Fondo

Fil rouge Sarkozy, Fillon e Le Pen, che ora è: “game over”

MARINE LE PEN

Nell’ultimo decennio sembra che in Francia la corruzione viaggi a destra. Un presidente e due aspiranti tali, in rapida successione, quasi fossero legati da un fil rouge, finiscono nell’inferno giudiziario che li ritiene responsabili di corruzione, obbligandoli a scontare pene severe. Il primo, forse l’espressione più rappresentativa della grandeur, finisce ignobilmente con un braccialetto elettronico alla caviglia, come un condannato alla Cayenne del terzo millennio; il secondo interrompe i suoi sogni di gloria a causa della moglie, mentre già assaporava l’idea di dormire all’Eliseo; la terza, almeno secondo i sondaggi, era fortemente favorita alle presidenziali del 2027. Per cosa? Al solito, per i soldi. Ma erano davvero tanti? Considerate le posizioni di prestigio e soprattutto le prospettive, direi che hanno venduto l’anima per qualche franco coloniale. Di Sarkozy, ancora non si è capito con esattezza quale importo lo legasse davvero a Gheddafi, che volle morto a tutti i costi, precipitando i bombardamenti in Libia in barba ai suoi alleati di allora. Inoltre, è stato riconosciuto colpevole di aver corrotto un alto magistrato della Corte di Cassazione al fine di influenzare i procedimenti giudiziari a suo carico. Condannato a tre anni di reclusione, uno dei quali con braccialetto elettronico, manco a dirlo ribadisce “Sono innocente” e, come Mimi metallurgico ferito nell’onore, dice “Tutti dovranno rispondere al popolo francese”. Solo a titolo informativo ricordiamo che Nicolas Sarkozy, insieme al suo avvocato Thierry Herzog, nel 2014 è stato riconosciuto colpevole di aver stretto un patto con Gilbert Azibert per ottenere informazioni sull’affare Bettencourt. Intanto l’ex presidente, in attesa che si pronunci la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a cui naturalmente ha fatto ricorso, vive la sua vergogna dietro la lavagna. Fillon, primo ministro durante la presidenza Sarkozy, si è dimesso dopo la sconfitta dell’amico Nicolas da parte di Hollande nelle elezioni presidenziali del 2012. Quattro anni dopo, alle primarie repubblicane, ebbe la meglio su Alain Juppé. Favorito alle presidenziali dell’anno successivo, fu incriminato in un’indagine per appropriazione indebita, accusato di aver pagato alla moglie e ai figli centinaia di migliaia di euro da un libro paga pubblico durante la corsa presidenziale: un caso divenuto noto come “Penelopegate”. Naturalmente i francesi non lo hanno votato e al primo turno fu sconfitto. Nel 2020 è stato severamente punito a cinque anni di carcere per frode. Dulcis in fundo, Marine Le Pen, condannata a quattro anni e interdetta alle prossime elezioni presidenziali del 2027, dove i sondaggi la davano favorita. Motivo? Nemmeno 500 mila euro di appropriazione indebita di fondi pubblici. Sembra che nella destra francese sia di gran moda: anche a lei braccialetto elettronico decorato con perline esotiche colorate. Squalificata dalla corsa almeno per cinque anni…game over!