Il Fondo

I dazi, gli accordi e i disaccordi

Da quando Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America, ha annunciato e poi applicato una serie di nuovi dazi, tutti o quasi si sono cimentati nell’esercizio di dire la loro: fanno male, fanno bene, fanno un po’ male e un po’ bene. Si è detto che l’apertura al commercio mondiale abbia favorito solo la Cina, che è diventata la fabbrica del mondo, ed è anche un’occasione per l’Europa di rimanere sì amica degli americani, ma meno “appiccicosa”. C’è poi chi, a ragione, sostiene che noi europei dovremmo solo togliere il vincolo delle decisioni all’unanimità ed evitare che Paesi come Malta e Cipro, ad esempio, possano legittimamente mettere il veto su decisioni continentali come il riarmo o i dazi, rappresentando uno zero virgola di percentuale nell’Unione. Pare che senza questo cappio l’UE possa volare senza più temere la concorrenza di Paesi disinvolti e dalle decisioni immediate, come appunto la democratica America e per usare un eufemismo le molto, ma molto meno democratiche Russia e Cina, tanto per non chiamarle “dittature”. Senza parlare delle autocrazie che decidono di rivoltare il mondo in sincronia solo con lo schiocco del dito pollice e del dito medio. Insomma, si è aperta la biblioteca degli esperti che hanno finalmente trovato applicazione ai loro studi ed esperienze dove, grafici alla mano, ci spiegano, uno in maniera diametralmente opposta all’altro, che i dazi fanno bene, fanno male, fanno un po’ bene e un po’ male. Ed è in questa chiarezza che alcuni diventeranno ricchi e altri poveri nel giro di pochi giorni. Ebbene, questa baraonda in un mondo che, tutto sommato, nonostante le 56 guerre in corso, la mattanza di Netanyahu a Gaza e di Putin in Ucraina, seppur con idee diverse, viaggiava con le cinture di sicurezza…almeno in Occidente rassegnati ad una vita adolescenziale con le scariche ormonali nel nuovo mondo e l’andropausa nel vecchio continente, ma con una ritrovata semi-serenità dopo la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale. Accidenti, ci mancava l’elezione americana unanime di Donald Trump per cambiare ogni cosa, partendo dai dazi, ed aprire le menti degli esperti che hanno ritrovato il modo, insieme a lui, per rivoluzionare il mondo con una serie di opinioni una diversa dall’altra. Lasciando così che i malfattori nella confusione possano arricchirsi ancora di più e ancora più velocemente di quanto non sia accaduto negli ultimi decenni. Ma perché ho detto che il tycoon è stato l’unico candidato alle ultime elezioni americane? Ah, già, mi riferivo al fatto che palesemente i Democratici non ci hanno nemmeno provato a contrastare Trump, altrimenti non avrebbero perso un anno con l’improbabile candidatura di Biden e solo all’ultimo momento la povera Kamala Harris sacrificata sull’altare della politica dell’asinello che non ha voluto o potuto preparare un candidato dalle capacità di competere con Trump. Non penso che, dopo i drammatici episodi di Capitol Hill, ci volesse un fuoriclasse per batterlo, lasciando stravolgere amicizie e alleanze come quella tra l’America e l’Europa, precipitandole sul patibolo di una condanna che vedrà anche il disimpegno militare della “nato” che durava da quasi ottant’anni. Allora: non ci resta che piangere? No, io che sono un ottimista e un assertore che le colpe non sono mai da una parte sola, spero che in un prossimo futuro si possano dissipare le nebbie dei dazi che hanno fatto precipitare il mondo in mezzo al caos degli accordi e dei disaccordi probabilmente senza avvantaggiare nessuno…a parte gli speculatori!