Il Fondo

Il Giubileo interrotto e la luce che resta

Di Andrea Mantegna - en.wikipedia.org, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3170375

Ora che il mondo si prepara al Giubileo della Speranza, voluto da Papa Francesco come un tempo di fede e di rinascita, il suo recente addio apre scenari inediti. Il pontefice che lo ha sognato, che lo ha annunciato con parole semplici e profonde, non sarà lì ad accompagnarlo. Una realtà che scuote, ma che al tempo stesso illumina di un significato ancora più intenso il tempo sacro che viviamo. Questo Giubileo sembrava nascere in sordina, quasi timido rispetto al fragore spirituale dei suoi predecessori. Non per colpa di chi lo ha pensato, ma perché il nostro tempo è cambiato. La velocità digitale ha sostituito il silenzio dell’anima, e il rumore del mondo ha preso il posto della preghiera. Papa Francesco, nel suo stile umile e diretto, ha cercato fino all’ultimo di riaccendere una fede in crisi, quasi come se sapesse che il suo compito fosse proprio questo: accendere una luce, poi scomparire. L’Intelligenza Artificiale, ultima creatura di un’umanità sempre più razionale, non potrà mai sostituire il calore dell’amore per l’Eterno. E così, la sua uscita di scena, seppure dolorosa, si trasforma in un gesto potente, un invito collettivo alla riflessione: attraversare la Porta Santa è davvero un atto di fede o soltanto un gesto di curiosità? La sua morte, in un tempo così carico di attese, non spegne il Giubileo. Al contrario, lo accende di una luce diversa. La luce che si sprigiona quando si affronta il dolore senza perdere la speranza, quando il silenzio diventa ascolto e la morte si trasforma in seme di vita. C’è un solo precedente nella storia: Innocenzo XII, morto durante il Giubileo da lui stesso indetto nel 1700. Anche allora il tempo sacro fu interrotto, ma la fede non si spense. E oggi, in un’epoca tanto più complessa, la Chiesa si ritrova ancora una volta a raccogliere i suoi figli in cammino, pur nel lutto. La macchina ecclesiastica segue le sue regole. Alla morte del Papa, i capi dei dicasteri decadono, tranne alcune figure chiave – il Camerlengo, i Vicari, il Gran Penitenziere – che garantiscono la continuità nella sede vacante. Il Collegio cardinalizio guida la transizione fino al conclave. Ma la vera questione non è organizzativa. È spirituale. Il Giubileo della Speranza, con i suoi trenta appuntamenti, potrà essere rimodulato, sospeso, forse in parte riscritto. Ma nella sua natura più profonda, potrebbe diventare ancora più autentico. Più necessario. Perché nella fragilità dell’evento, nella ferita lasciata dall’assenza del suo pastore, la Chiesa può ritrovare una forza dimenticata. Quella della fede che non si basa su chi guida, ma su Chi ispira. E forse, sarà proprio in questo dolore che il Giubileo troverà il suo significato più vero. Non più solo celebrazione, ma resurrezione. Non solo appuntamento liturgico, ma prova del fuoco. Una chiamata collettiva, dentro la quale ogni pellegrino sarà portatore di una luce. La stessa luce che Francesco ha acceso e che, anche nel buio dell’assenza, continuerà a brillare.