A chi di dovere,
a chi fa finta di non sapere,
a chi sa benissimo ma tace,
e soprattutto a chi ci guadagna.
La privatizzazione dell’energia elettrica per la classe operaia è stata uno dei danni economici più vergognosi degli ultimi decenni. Una scelta scellerata che ha impoverito chi era già povero e arricchito in modo osceno le compagnie che oggi addebitano costi stellari, ben oltre i consumi reali. L’utente paga, sempre e comunque. Anche se va a letto con le galline e si sveglia al primo canto del gallo per consumare meno energia. Possibile che nessuno guardi le bollette? E se le guarda, come può restare impassibile? I politici, quelli che parlano tanto e fanno poco o nulla, si lanciano accuse a vicenda, ripetendo la storica e inutile frase: “È colpa sua.” Ma qualcuno – da qualche parte, magari in Parlamento – questa decisione l’ha presa. Qualcuno che ha avuto la brillante idea di lasciare i poveri in mezzo ad una strada e ingrassare i soliti gestori, i medesimi “piranha” che, d’accordo con chi governa, applicano le spese di trasporto e gli oneri di sistema che da soli fanno il 70% della bolletta, l’IVA sull’IVA. Una beffa doppia: professionisti, commercianti e aziende possono compensare. I lavoratori a reddito fisso, quelli che vanno a letto con le galline, i pensionati al minimo e gli operai invece no. Loro pagano e basta. Potrei lasciarmi andare al qualunquismo, dire che è tutto un magna magna, che tra cani non si mordono, che fatta la legge si trova subito l’inganno. Ma la verità è più dura: i poveracci non trovano nulla. Solo fame, sacrifici e silenzio. Di gestori amici di Picone è pieno il mondo. Ma l’Italia eccelle nel premiare chi si inginocchia davanti al potere: vassalli gattopardeschi, sempre pronti a leccare oggi per ottenere domani la loro fetta di torta. Torta servita alla luce del buio, tra i privilegi che solo un Paese come il nostro sa ancora distribuire. Da decenni abbiamo cominciato a svendere tutto. Patrimonio pubblico dismesso, pezzo dopo pezzo. E oggi, oltre trent’anni dopo, il saccheggio non è ancora finito. Poi ci chiediamo perché la gente non vota. Cambiano i nomi dei partiti, ma i volti e le logiche restano sempre le stesse. Chi difende i più fragili? Nessuno. Chi si mette tra loro e il fuoco? Nessuno. Nessuno difende i lavoratori, i precari, i pensionati. E mentre i costi aumentano, soprattutto quelli energetici, persino il Presidente della Repubblica è dovuto intervenire. Non perché siamo lamentosi o incontentabili, ma perché la misura è colma. Anche la sanità, un tempo fiore all’occhiello del nostro Paese, ci è stata sottratta. Sapete che alcuni grandi nomi della finanza e dell’imprenditoria europea stanno comprando cliniche private obsolete? Che siano benefattori, incapaci o abili investitori, lo vedremo. Forse hanno semplicemente capito che il “polpettone della nonna” sarà il prossimo piatto da mangiare. E a voi, cari cittadini, raggirati dalla legalità – che già di per sé è una contraddizione in termini – non resta che guardarli in faccia. I “Picone”, intendo. Basta leggere l’elenco delle società gestrici e fare una ricerca sulle loro compagini. Almeno saprete chi vi sta svuotando le tasche. Sempre legalmente, s’intende.