Il Fondo

Trump e il proverbio: “a caval donato non si guarda in bocca”

Di Louis Cretey - Œuvre provenant d'une collection particulière et exposée au musée des beaux-arts de Lyon pour l'exposition Louis Cretey, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12362183

Il titolo richiama un noto proverbio italiano, “a caval donato non si guarda in bocca”, tratto da una citazione latina attribuita a San Girolamo. Il significato è semplice: un regalo, in quanto tale, non si discute. Ma ogni regola ha le sue eccezioni. E questa storia potrebbe essere una di quelle. Negli Stati Uniti, la consegna del nuovo Air Force One sembra essere in ritardo, e l’ex presidente Donald Trump non l’ha presa bene. L’irritazione cresce, soprattutto nei confronti del suo predecessore Joe Biden, che – secondo alcuni – avrebbe gestito con scarso interesse la questione. Proprio quando la frustrazione sembra prendere il sopravvento, alla Casa Bianca arriva un inatteso gesto di solidarietà. A bussare alla porta è l’emiro del Qatar, che si presenta con un dono alquanto singolare: un aereo personale da circa 400 milioni di dollari, un gesto che – secondo le indiscrezioni – sarebbe motivato dal desiderio di risollevare il morale del Tycoon. Il regalo non è certo un oggetto qualunque: un jet di lusso acquistato, si dice, quasi all’ultimo minuto. Un pensiero d’altri tempi, pagato con una semplice transazione elettronica. Ovviamente l’aereo necessita di alcune modifiche per essere adeguato al trasporto del comandante in capo. Ma non c’è da preoccuparsi, perché – secondo fonti vicine all’entourage – le eventuali spese aggiuntive sarebbero coperte dai contribuenti americani. Nulla di nuovo, verrebbe da dire, in una logica in cui l’amicizia può tutto. Basta poco per rendere felice una persona, specie se delusa: un dolce a un bambino, un motorino a un adolescente, una gita scolastica, un paio di jeans alla moda. E per un ex presidente degli Stati Uniti? Forse un jet privato con interni in pelle ecologica e capacità di volare a velocità sostenute. C’è però un punto ancora poco chiaro: il regalo sarà destinato all’amministrazione pubblica o direttamente a Trump? La questione non è secondaria. In altri paesi occidentali, leader politici sono stati costretti alle dimissioni per molto meno: una penna costosa, un weekend in un resort, una sacca da golf. Ricevere un dono in ambito istituzionale è sempre delicato. Figuriamoci se si tratta di un aereo – e non un semplice velivolo a elica per pochi passeggeri, ma un colosso dei cieli che, in configurazione commerciale, potrebbe trasportare oltre 500 persone. Accettare un regalo simile richiede riflessione, anche se l’intento pare essere quello di alleviare la delusione per un’attesa troppo lunga. E così, nel tentativo di riportare serenità al volto di Trump, l’emiro del Qatar sembra aver deciso di farsi carico del problema. Con un gesto che richiama – almeno nelle intenzioni – il celebre proverbio: “a caval donato non si guarda in bocca”. Ma negli ambienti del potere, anche i proverbi vanno maneggiati con cautela.