Il Fondo

In attesa di domani: riunione di volpi, stragi di galline

Di Renu Pant - [1], CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=107134215

Alla vigilia di un possibile primo incontro diretto tra Mosca e Kiev, Vladimir Putin alza i toni. Accusa i cosiddetti “Paesi volenterosi” di sostenere Zelensky in un’iniziativa di pace che considera ipocrita. Stavolta però, a guidare il fronte europeo non c’è più Boris Johnson, che un tempo convinceva l’Ucraina a non cedere. Al suo posto, con un approccio diverso, si muove Emmanuel Macron. Il presidente francese è da tempo alla ricerca di un ruolo centrale nel conflitto. I suoi appelli, quasi quotidiani, sembrano voler riscrivere una pagina di storia francese: quella persa da Napoleone nella steppa russa. Nel frattempo, dall’altra sponda dell’Atlantico, Donald Trump invita l’Ucraina a negoziare. Secondo lui, neppure con gli aiuti occidentali Kiev può pensare di sconfiggere la Russia. Il messaggio è chiaro: meglio fermarsi prima che sia troppo tardi. In questa guerra, come in tutte le guerre, l’informazione è diventata campo di battaglia. Versioni opposte dei fatti convivono, e la distanza tra verità e propaganda si allarga ogni giorno. La Russia ha certamente commesso un atto grave invadendo l’Ucraina, che era sul punto di aderire alla NATO. Ma lo stallo diplomatico di oggi nasce anche dal mancato accordo di Istanbul: all’epoca, Zelensky rifiutò di firmare un’intesa che avrebbe escluso Kiev dall’Alleanza Atlantica. Ora, definire “imbecilli” i Paesi che appoggiano l’Ucraina non facilita certo i negoziati. Così come non aiutano le pressioni pubbliche, da una parte e dall’altra, per forzare la mano al dialogo. Putin sa che stringere la mano al nemico, senza condizioni favorevoli, verrebbe presentato come una sconfitta. Zelensky, dal canto suo, rilancia: “Io ci sarò, se ha coraggio venga anche lui”. Ma queste provocazioni rischiano di far saltare ogni possibilità di dialogo. Intanto, il mercato delle armi resta uno dei grandi protagonisti silenziosi del conflitto. Gli interessi in gioco sono enormi. Solo ieri, Donald Trump ha trattato con il re saudita una vendita di armamenti per centinaia di miliardi di dollari. È lecito chiedersi a cosa servano tutte quelle armi, se non a mantenere accesi i focolai globali. La realtà è più complessa di come viene raccontata. Nessuno è davvero ingenuo, ma in mancanza di notizie certe, si diffonde la sensazione di essere dentro ad una “riunione di volpi”, dove a rimetterci sono sempre le stesse galline. Che, in questo caso, siamo tutti noi. Paghiamo il costo di una guerra che ci riguarda solo in parte, ma che viene usata per spaventarci: dopo l’Ucraina, dicono, toccherà all’Europa.

In attesa di domani possiamo solo restare a guardare. E sperare che se mai la pace dovesse degnarsi di arrivare porti almeno un piccolo sconto sul costo della vita. Anche se, diciamolo, crederci ormai è un esercizio di fantasia…perché tra qualche ora se davvero i soliti volponi si riuniranno, sarà solo per organizzare con cura la prossima, inevitabile, strage di polli.