Nelle scorse ore Washington è stata teatro di un tragico atto di violenza: due membri dello staff dell’ambasciata israeliana, Yaron Lischinsky e Sarah Milgrim, sono stati uccisi a colpi di pistola all’uscita di un evento presso il Capital Jewish Museum. L’attentatore, Elias Rodriguez, arrestato con la canna fumante aveva gridato “Free, free Palestine” mentre indossava una kefiah rossa e bianca. Secondo le autorità l’attacco è stato un atto mirato di violenza, ma non ci sono indicazioni di attività terroristiche o di crimini d’odio nel suo passato. Tuttavia, il manifesto pubblicato online da Rodriguez, intitolato “Escalate For Gaza, Bring The War Home”, ha suscitato preoccupazioni per la sua retorica radicale e antisemita. Nel documento l’autore esprimeva sostegno ad Hamas e accusava Israele di genocidio, definendolo uno Stato di apartheid. L’attacco è stato condannato come terrorismo antisemita dal presidente israeliano Herzog. Anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito l’episodio un atto motivato dall’antisemitismo. Yaron e Sarah erano una coppia giovane e promettente, entrambi impegnati nel dipartimento politico dell’ambasciata israeliana. Yaron, di origini tedesche, aveva 30 anni e si era trasferito in Israele da adolescente. Sarah, 26 anni, era nata negli Stati Uniti e aveva studiato all’Università Ebraica di Gerusalemme. I colleghi li descrivono come persone impegnate nella promozione della pace e della giustizia in Medio Oriente. La loro morte ha suscitato solidarietà internazionale, con tributi che hanno inondato sia i social che le istituzioni diplomatiche. L’attacco ha sollevato interrogativi sulla crescente ondata di antisemitismo negli Stati Uniti, alimentata da retoriche radicali e da una polarizzazione politica crescente. L’episodio è stato interpretato da attivisti ebrei come parte di un aumento dell’antisemitismo conseguente all’inizio del conflitto a Gaza nel 2023, dopo le brutalità di Hamas del 7 ottobre. Il governo israeliano ha accusato alcuni paesi europei di incitare all’odio attraverso le loro critiche alla guerra, sostenendo che tali dichiarazioni abbiano contribuito a creare un clima favorevole ad attacchi come quello di Washington. In risposta all’efferato assassinio le misure di sicurezza presso le ambasciate israeliane in tutto il mondo sono state rafforzate; lo stesso governo ha promesso di perseguire con fermezza i responsabili di atti di antisemitismo ed ha chiesto una condanna unanime della comunità internazionale. Nel frattempo, le famiglie di Yaron e di Sarah hanno chiesto giustizia ed espresso il desiderio che la loro morte non sia vana, ma serva da monito contro l’odio e la violenza. Aggiungiamo: soprattutto quella di Netanyahu…vero responsabile dell’omicidio dei due giovani membri dello staff dell’ambasciata israeliana che amavano la pace.
Washington: Yaren e Sarah vittime di Netanyahu e del suo governo