Mentre giravo tra gli espositori nel giardino di una festa parrocchiale, ho notato un banchetto di volontari. Esponevano una frase simile a quella pronunciata da Alessandro Di Battista nel 2023: “Bisogna fare silenzio quando i bambini dormono, non quando muoiono”. Una frase potente, ma che suona come una condanna collettiva. La verità è che il silenzio non è mai stato assoluto. Il mondo ha parlato, ma chi aveva il potere di agire ha preferito voltarsi dall’altra parte. Noi giornalisti abbiamo scritto, documentato, denunciato. Lo facciamo da anni, raccontando crimini che dovrebbero scuotere le coscienze di ogni governo occidentale. In Palestina è in corso un massacro sistematico, e anche in Ucraina migliaia di bambini hanno perso la vita. I civili pagano il prezzo di equilibri geopolitici che contano più delle vite umane. Eppure, continuiamo a dire che la democrazia, i diritti, la libertà sono valori universali. Quando l’inchiostro finirà, intingeremo le penne nel nostro sangue. Perché il giornalismo che tace davanti ai genocidi non è giornalismo, ma complicità. E forse è arrivato il momento di smettere di usare toni moderati. Basta con le mezze parole. I responsabili dei massacri hanno nomi e cognomi, e devono essere pronunciati. Netanyahu deve rispondere davanti alla Corte Internazionale dell’Aia. Come lo avrebbe fatto chiunque altro. Perché se la giustizia è davvero uguale per tutti, allora è il momento di dimostrarlo. Ma la verità è che Israele gode di un’immunità politica costruita sull’ipocrisia dell’Occidente. Armi, appoggi incondizionati, silenzi istituzionali. Nessuna sanzione, nessun embargo, nessuna condanna formale. Eppure quando si trattò di eliminare Gheddafi, ci fu un’esecuzione autorizzata. Non ci fu pietà, non ci fu attesa. La pena di morte nei paesi civili è stata abolita solo nei codici, non nelle prassi politiche. Intanto Trump in un recente spot gioca con Gaza, immaginando un futuro da parco giochi per miliardari, lanciando video promozionali mentre le macerie fumano. E i palestinesi? Confinati nei campi profughi, come se bastasse una minestra calda a risarcire un popolo martoriato. Nessuno dice che l’Occidente è colpevole quanto chi preme il grilletto. Ma l’Occidente ha scelto di essere complice.
La domanda è: quanto ancora possiamo tacere? Quanto sangue deve essere versato prima che la politica internazionale smetta di giocare con la morte dei bambini? Io e i miei colleghi continueremo a scrivere. E voi, continuerete a restare in silenzio?