Il Fondo

Acqua, luce e gas: cittadini in balìa del mercato

Di Photo taken by de:Benutzer:Alex Anlicker using a Foto wikipedia - Nikon Coolpix 950. - Opera propria Source: [1], CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34495

Negli ultimi decenni, le politiche adottate dai governi che si sono succeduti hanno progressivamente trasformato beni essenziali come acqua, luce e gas in prodotti commerciali affidati alla gestione di operatori privati. Questi soggetti, spesso vincitori di vere e proprie “lotterie” amministrative, hanno ottenuto la facoltà di distribuire servizi vitali con logiche di mercato che penalizzano soprattutto le fasce più deboli della popolazione. Il cittadino è stato trascinato in una giungla normativa e contrattuale, dove orientarsi è diventato impossibile. Le offerte si moltiplicano, si sovrappongono, si contraddicono. Entrare in questo labirinto significa spesso non riuscire più ad uscirne, soprattutto per le persone meno avvezze agli strumenti digitali o privi di assistenza qualificata. È come salire su un volo low cost e domandare al passeggero accanto quanto abbia pagato per lo stesso viaggio. Si scopre così che non esistono più tariffe certe, ma solo un grande gioco d’azzardo. Il risultato? Gli utenti più fragili si affidano al caso, come chi gratta un biglietto della lotteria sperando di aver fatto la scelta giusta, senza alcuna garanzia. Nel frattempo, i gestori acquistano energia e risorse che potrebbero essere fornite direttamente dallo Stato e le rivendono con rincari ingiustificati. Le differenze di prezzo tra un fornitore e l’altro sono spesso abissali e immotivate, mentre il concetto stesso di “servizio” perde significato. Di quale servizio stiamo parlando, se la sua accessibilità è diventata una lotteria? In passato, i beni primari rappresentavano un diritto garantito e una conquista sociale. I nostri padri e i nostri nonni li ottennero con sacrificio e lungimiranza. Oggi, invece, stiamo svendendo un patrimonio comune incalcolabile, lasciando che l’interesse economico privato prevalga sul bene collettivo. Se davvero vogliamo restituire valore e dignità a parole come equità e solidarietà, è necessario un cambio di rotta. La politica non può più limitarsi alle promesse: servono azioni concrete. È giunto il momento di aprire un serio dibattito pubblico e proporre un referendum, chiaro e comprensibile, che chieda senza ambiguità: vuoi che acqua, luce e gas tornino a essere servizi pubblici? Sì o no. Un quesito diretto, senza cavilli burocratici che confondano i cittadini. Se prevarrà il No, dovremo accettare con consapevolezza le conseguenze della nostra scelta. Ma almeno sarà una decisione collettiva e non il risultato dell’indifferenza o della manipolazione.

Il tempo delle ambiguità è finito. È ora di decidere se vogliamo essere cittadini tutelati o consumatori in balìa del mercato.