Il Fondo

La fotografia, la moda e la donna nella sua emancipazione sociale

Autor: Christina Broom died 1939 – https://www.theguardian.com/artanddesign/gallery/2015/jun/19/christina-broom-portraits-suffragettes-in-pictures, Volné dílo, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=64369056

Nel Novecento la moda e la fotografia si intrecciano in un percorso comune di liberazione del corpo e dell’immagine sociale. Abiti rivoluzionari – dall’anticorsetto di Paul Poiret ai pantaloni di Coco Chanel, dalla minigonna al power suit di Rochas – non sarebbero diventati simboli di emancipazione senza la forza delle immagini diffuse da riviste, cartoline e mass media. All’inizio del secolo scorso la fotografia comincia a documentare la donna che si libera da busti pizzi e costrizioni imposte dalla società. Costume e corpo vengono ripresi per sovvertire ruoli tradizionali di madri mogli casalinghe e far emergere nuove figure come: l’aviatrice Amelia Earhart, Marie Curie, le suffragette e persino Betty Boop. Christina Broom, prima fotoreporter donna del Regno Unito, documenta dal 1908 le marce delle suffragette con scatti che diventano cartoline vendute alle supporter del movimento. Scatta durante “Women’s Sunday” a Hyde Park davanti a 250 000 persone, cattura sorrisi sfidanti e abiti elaborati che trasformano una protesta politica in manifesto visivo. Il suo stile disteso – lontano dalla rigidità pittorica – umanizza le manifestanti, rende visibili diverse classi sociali e rafforza empatia e solidarietà. Le sue immagini non restano passive: sono mezzo di propaganda e ispirazione, strumenti che danno pubblicità, autorità e legittimità al movimento femminile. Poiret, con l’anticorsetto del 1914, e Chanel, con i pantaloni post‑Grande Guerra, lanciano nuove idee di abbigliamento che vengono amplificate dalla fotografia: le immagini veicolano slogan estetici e sociali, rendono reale ciò che prima era utopia. Nel 1932 Marcel Rochas inventa il power suit – giacca e pantalone – simbolo di parità professionale femminile. Anche questo viene catturato dalle macchine fotografiche, prima sul momento e poi ripreso negli anni Ottanta. Negli anni ’20 nasce il reggiseno moderno da Ida Rosenthal, ma è sempre la fotografia – stampa, pubblicità, riviste – a farne conoscere la funzione, ad assicurare che la nuova immagine diventi cultura visibile. Negli anni del secondo dopoguerra, con cinema e mass media, lo “scatto di corpo” – da Demi Moore in poi – consolida la fotografia come strumento di consapevolezza e affermazione: la donna si mostra libera, protagonista della propria immagine e della propria emancipazione.

Infine la domanda: perché la fotografia è stata così cruciale? Beh, ha reso visibile ciò che era invisibile; ha legittimato le idee; ha restituito soggettività femminile. Insomma, la donna si fotografa e si racconta attraverso la fotografia che non resta mero documento ma diventa agente di cambiamento.