Se Donald Trump riuscirà ad incassare un cessate il fuoco in Ucraina al prossimo incontro con Vladimir Putin a Mosca, potrà rivendicarlo come un successo storico. Per il tycoon, potrebbe perfino essere il trampolino verso quel Nobel per la pace che da anni agogna. Per Putin, invece, sarebbe il prezzo da pagare per rompere definitivamente l’isolamento occidentale e rientrare nel gioco della diplomazia globale. La scena si è aperta ad Anchorage, dove i due leader hanno gettato le basi di un dialogo pragmatico, forse cinico, ma potenzialmente efficace. Putin si è spinto fino a invitare Trump a Mosca. Un gesto carico di significato, che potrebbe certificare l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra Russia e Stati Uniti. Nel frattempo, la Corte Penale Internazionale lavora sotto traccia per trovare una via legale alla revoca del mandato d’arresto contro Putin. Un dettaglio non da poco, se Mosca vuole davvero rientrare nei consessi internazionali senza l’ombra della giustizia penale. E l’Europa? Paralizzata da un sistema decisionale a 27, in cui ogni scelta richiede l’unanimità, continua a mostrarsi inconsistente. I grandi Paesi dell’Unione, da Berlino a Parigi, agiscono in ordine sparso, ignorando di fatto i partner minori. Una dinamica che ha contribuito, non poco, alla Brexit. Dopo anni di retorica morale, l’Europa potrebbe tornare ad acquistare gas e petrolio dalla Russia con il pretesto del risparmio per i propri cittadini, oggi schiacciati dai costi energetici e dalla pressione fiscale legata al sostegno militare all’Ucraina. Non è questione di cinismo, ma di interessi. La guerra, ormai, pesa più sui contribuenti occidentali che sulle strategie militari. E il consenso pubblico scricchiola. In questo scenario, un cessate il fuoco diventerebbe la via d’uscita meno dolorosa per tutti. Gli ucraini potrebbero sospendere la legge marziale e tornare al voto. L’obiettivo, per molti attori internazionali, sarebbe l’elezione di un presidente meno compromesso con l’attuale corso politico, più disposto a trattare e a ridisegnare i confini della pace, anche a costo di rinunciare a parte del territorio. Chi credeva che ad Anchorage bastasse un brindisi per risolvere tutto, sottovaluta le dinamiche della diplomazia. Ma se davvero Trump annuncerà il cessate il fuoco da Mosca, sarà difficile negargli il merito politico. Sempre che l’Europa smetta di illudere Zelensky, alimentando la narrazione secondo cui Putin sarebbe sul punto di cadere. Perché se si arriverà ad un terzo incontro senza progressi, il rischio è che la pace si possa ottenere solo cedendo metà del Paese.
Trump, Putin e il prezzo del cessate il fuoco