Dispiace dirlo, ma la crisi socio-economica di un grande Paese fondatore dell’Unione Europea non è un fatto isolato: le sue ripercussioni investono l’intero continente. Questi squilibri non si creano all’improvviso, e proprio per questo sorprende l’attivismo del presidente francese Emmanuel Macron sempre più impegnato sul fronte ucraino nel tentativo di coinvolgere altri Stati europei nell’invio di contingenti militari, di fatto trascinando l’Europa in un confronto diretto con la Russia. Possiamo trovare nomi alternativi per queste missioni, ma la sostanza resta immutata: si tratta di uno scenario di guerra. La Francia, già due anni fa, è stata teatro di proteste durissime quando l’esecutivo ha innalzato l’età pensionabile. Oggi si profila la necessità di nuovi tagli alla spesa sociale per contenere il debito e il movimento di protesta, tutt’altro che domato, sta tornando a mobilitarsi. Nonostante il quadro interno complesso Macron è stato tra i principali sostenitori, accanto alla presidente von der Leyen, del piano da mille miliardi di euro per il riarmo dell’Europa, senza che sia mai stata chiarita in modo trasparente la reale minaccia da cui ci si dovrebbe difendere. Le opposizioni, anziché offrire soluzioni concrete, soffiano sul fuoco della crisi convinte che un voto anticipato possa favorirle. Ma è un gioco pericoloso che rischia di indebolire ulteriormente la Francia nel suo momento di maggiore fragilità. Nel frattempo la guerra in Ucraina viene sempre più rappresentata come una battaglia europea, funzionale anche a distogliere l’attenzione dalle difficoltà economiche del continente. Così facendo, però, si apre un vaso di Pandora: la Francia è tra i primi Paesi a pagarne le conseguenze. Chiamiamo le cose con il loro nome: l’investimento politico, militare ed economico nel conflitto russo-ucraino tarda a produrre risultati tangibili. Tutti parlano con Zelensky, nessuno con Putin, nella convinzione di poterne dettare le condizioni. Ma la pace non si impone unilateralmente. Macron, che in passato ha tentato di organizzare tavoli negoziali, oggi sembra più concentrato sul fronte militare che su quello diplomatico. Finora i suoi sforzi non hanno portato a soluzioni, anzi, in molti casi hanno acuito le tensioni. La ricostruzione dell’Ucraina, presentata come volano della ripresa economica europea, sembra ormai rimandata a data indefinita. In questo contesto, affrontare elezioni anticipate sarà un banco di prova durissimo per l’attuale inquilino dell’Eliseo. Le opposizioni che si dichiarano preoccupate per la situazione economica e sociale, in realtà sembrano pronte a capitalizzare il malcontento per spostare l’asse politico della Francia. Una cosa appare chiara: la caduta del Governo Bayrou certifica la gravità della crisi che attraversa i cugini d’Oltralpe. E mentre l’economia vacilla, Macron continua a capeggiare il fronte dei “volenterosi” impaziente di mandare truppe in Ucraina. Ma la domanda resta inevasa: è davvero questa la priorità per il futuro della Francia?
Crisi economica in Francia, ma Macron guarda alla guerra