Centinaia di carri armati sono schierati al confine in attesa dell’ordine finale. I caccia sorvolano l’area armati fino si denti e l’ultimo skyline di Gaza è ormai un ricordo. Le immagini rammentano quelle di un’antica epopea: come i Greci davanti alle mura di Troia pronti ad entrare con l’inganno per radere al suolo una città. Oggi Gaza non è solo un campo di battaglia. È diventata un simbolo, forse l’ultimo baluardo di una libertà fragile, sotto assedio. Se Israele dovesse conquistarla completamente allora anche la narrazione russa sulla guerra potrebbe trovare nuova legittimità. Per questo Gaza va difesa almeno con le parole, se non possiamo farlo con i fatti. Dopo la distruzione di gran parte del territorio, migliaia di morti e sfollati, c’è già chi immagina un futuro fatto di resort e turismo internazionale. L’idea: trasformare le macerie in un’attrazione per occidentali in cerca di emozioni forti. Un luogo “esotico” segnato dalla tragedia dove il mare diventa sfondo e l’orrore attrazione. Forse un giorno ci saranno guide turistiche a raccontare tutto questo come se fosse mito: la caduta di Troia, con i vincitori che incendiano, saccheggiano, violentano. E nel racconto Netanyahu nel ruolo di Achille trionfante con un Giove moderno – magari Trump – che osserva e sorride soddisfatto. Se questo è ciò che accettiamo, non potremo più lamentarci per quello che verrà. Da quel momento in poi, chiunque sarà più forte, ricco e armato si sentirà legittimato ad assalire il più debole, a portargli via la casa, la terra, la libertà. Con Gaza non muore solo un popolo, muore un principio di civiltà. Finisce l’idea di regole universali, finisce l’illusione che il diritto possa ancora contenere la forza. E tutto questo accade sotto gli occhi indifferenti del mondo, immerso in un’ipocrisia che è ormai diventata sistema. L’Occidente, e in particolare l’Europa, ha perso forse l’ultima occasione per restare la culla della civiltà. Ha preferito rincorrere Trump nella corsa al riarmo, invece di costruire la pace. Ha provato ad insegnare le buone maniere a Putin, prendendo a modello Netanyahu e il suo governo. La Francia, unica potenza nucleare dell’Unione, pontifica ma non agisce. E Ursula von der Leyen, presidente senza mandato popolare, potrà fare ben poco se la NATO decidesse di presidiare tutto il confine con la Russia, rischiando o provocando un incidente capace di cambiare la storia. In quel vuoto potrebbe avanzare la Cina, pronta a raccogliere l’eredità strategica degli Stati Uniti, diventando la nuova sentinella del mondo. Sarà l’Oriente a sostituire l’Occidente nei prossimi decenni? È possibile. Ma molto dipenderà da Gaza, da quel piccolo lembo di terra devastato eppure cruciale. È lì che ci aspettiamo un gesto concreto dall’ONU, che la difenda come simbolo universale di libertà. Non una libertà retorica o di parte, ma quella vera, che vale per tutti o non vale per nessuno. Se muore Gaza muore il mondo che conosciamo. Quello che verrà sarà un salto nel buio
Gaza, l’ultima linea del fronte della civiltà