A scapito del Paese è già cominciata una campagna elettorale aspra e prematura. Le duellanti – ammesso che restino tali – sono la presidente Meloni e la segretaria Schlein, che con un anno e mezzo di anticipo stanno servendo agli elettori un antipasto indigesto, fatto di slogan e contrapposizioni ideologiche ben lontane dai problemi reali degli italiani. Lo stile è quello consunto dello scontro tra identità politiche: destra contro sinistra, patrioti contro progressisti. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. Ma almeno un tempo, prima dell’avvento del Cavaliere, si sapeva che per far funzionare una democrazia era necessario confrontarsi – con senso di responsabilità – sulle scelte più importanti del Paese, anche a costo di compromessi. Oggi, invece, la politica somiglia sempre più a un’arena, dominata dalla voce del leader, amplificata da parlamentari ridotti a megafoni, più che rappresentanti degli elettori. È cambiata la democrazia? Probabilmente sì. Si è adattata a modelli personalistici dove l’uomo (o la donna) solo al comando appare più rassicurante di un sistema complesso. Ma come gli antibiotici perdono efficacia con l’uso eccessivo, così anche gli anticorpi democratici sembrano sempre più deboli. Forse ci stiamo assuefacendo. Forse non ce ne accorgiamo più. Negli Stati Uniti, considerati la patria della democrazia, abbiamo assistito a un’involuzione guidata da Trump, oggi pronto a riproporsi in versione “la vendetta”, come un personaggio di Stallone. E in Europa? Da tempo non governa più chi vince, semplicemente perché non vince più nessuno. Le larghe intese, le alleanze “contro natura” e i compromessi forzati generano governi fragili e distanti, come quello giallo-verde, disastroso per le casse pubbliche e per la coesione sociale, poi travolto dal Covid e da scelte spesso improvvisate. Stiamo perdendo la memoria di cosa sia una democrazia sana, partecipata, condivisa. Siamo ancora in tempo per recuperarla? Forse. Ma non sarà attraverso l’ennesima campagna urlata, iniziata troppo presto e troppo lontana dai problemi reali degli italiani.
Leader contro leader: lo spettacolo che svuota la politica