Il Fondo

Gli ignoranti saranno sempre ignoranti perché sono ignoranti

Foto wikipedia - pubblico dominio

Ho preso in prestito queste parole da Cesare Pavese. Spero non me ne voglia, ma mi sembrano oggi più che mai necessarie per raccontare una realtà sociale che si sta lentamente, ma inesorabilmente, disgregando. Le scelte, i comportamenti e le parole che attraversano la nostra epoca parlano chiaro: stiamo facendo un passo indietro. Un grande passo verso l’ignoranza. Quando l’ultimo spot diffuso online mostra il Tycoon mentre scarica letame sulla folla – un video generato dall’intelligenza artificiale e avallato dallo stesso Trump – siamo in pieno codice rosso del degrado sociale. Viviamo in una società in cui l’educazione è passata in secondo piano, sostituita dal rumore costante del denaro, dell’apparenza e dell’immediatezza. L’intelligenza non è più un valore da coltivare, ma un termine da delegare alle macchine. La Rete è diventata il terreno fertile di parole in libertà, giudizi affrettati, verità distorte. In tutto questo rumore la voce della conoscenza resta sommessa, ignorata o, peggio, derisa. Ma se oggi i nostri figli faticano a riconoscere l’autorità, a distinguere il giusto dallo sbagliato, a rispettare le regole del vivere civile, è anche colpa nostra. Siamo stati noi a intrometterci nei percorsi educativi, a difenderli sempre e comunque, anche quando avrebbero dovuto imparare a fare i conti con le conseguenze delle loro azioni. Abbiamo cercato scorciatoie, chiesto voti più alti, giustificato comportamenti inaccettabili. E oggi ci sorprendiamo se quei figli crescono con l’arroganza di chi pensa di avere sempre ragione. In un passato non troppo lontano, una marachella si risolveva con un rimprovero o al massimo uno schiaffo educativo. Oggi anche un errore banale può finire davanti a un giudice, con la condanna eterna della memoria digitale. Nulla si cancella, tutto resta online, amplificando la portata di gesti spesso compiuti senza piena consapevolezza. Il danno non è solo legale, ma anche sociale, umano, personale. Come se non bastasse, a complicare ulteriormente il quadro è arrivata l’intelligenza artificiale. Un’innovazione potentissima, certo, ma anche un rischio se usata senza spirito critico. Ci troviamo a interrogarci meno, a cercare ancora meno, a fidarci di risposte automatiche. Il confine tra realtà e illusione si fa ogni giorno più sottile. E la verità, quella vera, rischia di diventare un concetto obsoleto. Abbiamo fatto un passo avanti? No. Al contrario, oggi possiamo dire che rispetto a ieri un passo indietro lo abbiamo fatto eccome. E lo abbiamo fatto tutti, senza eccezioni. Perché la responsabilità è collettiva, e solo con una presa di coscienza altrettanto collettiva potremo forse cambiare direzione. Il futuro, per sua natura, è un’incognita. Ma di una cosa possiamo essere certi: le parole di Cesare Pavese non hanno perso la loro attualità. Gli ignoranti saranno sempre ignoranti, perché sono ignoranti. A meno che non si scelga insieme di smettere di esserlo.