Quando un piccolo animale ti insegna più umanità di cento persone perbene. Non ho mai voluto un animale in casa, tantomeno un cane. Mi sono sempre dato mille giustificazioni: non voglio responsabilità, gli animali sporcano, c’è la questione dell’igiene. E poi, diciamolo, l’idea di alzarsi presto la mattina per portarli a fare i bisogni non mi ha mai entusiasmato. Uscire di sera, d’inverno, con un freddo cane (è proprio il caso di dirlo), mentre mia moglie affacciata alla finestra mi raccomanda: – Non tornare finché non ha fatto la cacca! E poi: – Non dimenticare di metterla nell’apposito contenitore! E ancora: – Se è tranquillo portalo subito a casa che prende freddo! Lui prende freddo…e io? Io che la mattina vado a lavorare? Io che il cane nemmeno lo volevo? Eppure, eccolo lì: dorme nel nostro letto, mentre mia moglie mi sussurra: – Fai piano, altrimenti cade! Chi cade? Il cagnolino, naturalmente, accoccolato ai piedi del letto in attesa dell’ultima carezza prima di addormentarsi. E russa pure. Non parliamo poi delle fotografie, dei raduni, dei confronti interminabili con gli altri proprietari: – Cento volte meglio il nostro bastardino! È più intelligente di quel cagnone del dottore del piano di sopra che pare un tonto. E poi sbava! Accidenti. Io che non ho mai voluto un cane mi ritrovo non solo a parlarne, ma persino a scriverne. Cosa mi è successo? Forse una conversione, come si direbbe in altri tempi: sono stato fulminato sulla via di Damasco. L’altro giorno, mentre uscivo in giardino, ho sentito un miagolio. Un suono tenue, insistente. Ho pensato di essermi sbagliato, ma da sotto la siepe del ciclamino è comparso un minuscolo gattino nero. Si è avvicinato, mi ha guardato ed ha continuato a miagolare. Senza quasi rendermene conto, l’ho preso in braccio. Ho iniziato ad accarezzarlo e a parlargli come fosse una persona: – Ma da dove vieni? Come sei capitato nel mio giardino? In realtà, stavo parlando a me stesso. Quando l’ha visto mia moglie è impazzita di gioia. Lo ha portato in casa e senza esitazione ha decretato: – Lo teniamo! Nel frattempo aveva già preparato una ciotolina con del latte che il micetto ha subito spazzolato, per poi avventurarsi curioso in ogni angolo della casa. Aveva un collarino, ma senza nome. È stato difficile risalire al proprietario. Per fortuna la tecnologia è venuta in aiuto: pubblicata la foto su Facebook in poche ore si è fatto vivo il padrone, raccontandoci il lungo tragitto che il piccolo aveva percorso per arrivare da noi – fortunatamente senza incidenti. A soli due mesi di vita aveva attraversato mezza città. Le ultime carezze, un piccolo miagolio, e via: è salito in macchina ed è tornato a casa. Cosa resta, dopo tutto questo? Resta la scoperta di quanto un piccolo animale possa rivelarci di noi stessi. Io, che mi credevo razionale e distaccato, ho imparato che dietro ogni gesto d’affetto c’è un bisogno più profondo di fiducia, di relazione, di autenticità. Viviamo in un’epoca in cui la superficialità regna sovrana: relazioni lampo, sorrisi filtrati, emozioni a tempo determinato. Gli animali, invece, ci ricordano un valore dimenticato – la costanza. In cambio di un po’ di cura e qualche croccantino ci offrono una lezione silenziosa di fedeltà. La morale? Meglio, molto meglio, solidarizzare con un micetto o un cagnolino. Non tradiscono la tua fiducia. In un gioco di parole sanno insegnarci più umanità di tanti esseri umani.
Meglio un gatto o un cane che un uomo superficiale