Il Fondo

Salvini credeva di farsi fotografare con le forbici in mano

Da decenni si parla del ponte sullo Stretto. Da decenni si annunciano progetti, studi di fattibilità, tavoli tecnici. Hanno lavorato geologi, architetti, ingegneri, dirigenti e consulenti di società pubbliche. Tutto tranne una cosa: un referendum siciliano che chiedesse ai residenti se fossero favorevoli o contrari ad un’opera destinata a cambiare il volto dell’isola. Se quel voto ci fosse stato, per convincere gli isolani sarebbe servito un piano serio di infrastrutture. Il ponte come tassello finale di una strategia per rilanciare la Sicilia nell’economia europea. Ma non è andata così. Dopo tanti anni non esiste ancora una ferrovia degna di questo nome tra Messina e Palermo. Le strade di collegamento restano vecchie e inadatte. Ai potentati locali è sempre andato bene così: mantenere i siciliani ancorati ad una mentalità ottocentesca. È un bene o un male? Difficile dirlo. Forse non sappiamo interpretare fino in fondo la complessità dell’isola più affascinante del Mediterraneo. Qualche risposta l’aveva già data lo studioso Montalbano, cultore e tifoso della siciliana più incline a difendere l’eredità dell’ex Regno delle Due Sicilie che a spingerla verso la modernità che già l’aveva ingannata ai tempi dell’Unita d’Italia. E così, ad anni alterni, il Ponte ritorna. Torna sempre alla vigilia di una tornata elettorale perché porta visibilità e alimenta il dibattito. È bene o male che l’Italia si apra definitivamente all’Europa e al mondo? All’Europa, all’Europa gridano i cittadini leggendo le notizie che scorrono in rete. Oggi abbiamo anche un nuovo interlocutore, l’intelligenza artificiale. Risponde anche sul Ponte di Messina? Eccome se risponde. E su quei dati i politici più abili, come il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, innestano la marcia e spingono sull’acceleratore verso la realizzazione del Ponte. Le opposizioni, naturalmente, non approvano, nemmeno se considerassero l’opera utile al Paese. Tutto procede come sempre: ognuno gioca la propria partita cercando di sottrarre consensi all’altro. Eppure qualcosa non torna. Se davvero la politica volesse il bene dell’isola, avrebbe chiesto agli isolani cosa ne pensano. Ma nessuno lo ha mai fatto, perché le vere punte di diamante della Sicilia, i gattopardi, non tollerano che qualcuno attraversi un ponte per occuparsi degli interessi altrui, in questo caso i loro. Io non credo che Salvini sperasse davvero di farsi fotografare con le forbici in mano alla vigilia della campagna elettorale. Ma l’opposizione c’entra davvero qualcosa con la decisione della Corte dei Conti? Non lo so. Io guarderei meglio, e più da vicino, dentro la compagine di governo.