Il Fondo

Gaza, gli occhi dei bambini sul campo di battaglia

Di Sconosciuto - PRIMI PIANI anno 1942, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48599751

Per non dimenticare. Si dice che la finzione della guerra sui set cinematografici non sia mai riuscita ad avvicinarsi alla realtà. Lo dicono i reporter palestinesi che in questi due anni hanno lavorato a Gaza prima di morire per raccontare la verità. Lo dicono i civili che non verranno mai ascoltati. Lo dicono gli occhi dei bambini sopravvissuti che domandano perché. Lo dicono le macerie e la distruzione che hanno portato in città il vuoto assoluto. Lo dicono i testimoni di una guerra crudele, insensata e vendicativa che mai ci si aspetterebbe da un Paese democratico che solo poche decine di anni fa ha visto il suo popolo vivere sotto la sferza nazifascista che mandò a morire a milioni nelle camere a gas. Tutto ciò, in un modo o nell’altro, è quello che abbiamo potuto vedere direttamente dalle immagini rubate o immaginare attraverso i racconti della stampa scampata alle pallottole nemiche. Questo è ciò che sappiamo o possiamo intuire. Quello che non sappiamo e non potremo mai capire – nemmeno se spiegato dagli scienziati della mente – è ciò che hanno provato i bambini di Gaza sul campo di battaglia. Cosa hanno sentito quando si sono trovati davanti ad un mostro di fuoco? Cosa hanno pensato: fuggire, reagire o scappare? Oppure sono rimasti inchiodati con gli occhi increduli a guardare l’incendio tutto intorno? Cerchiamo sempre di dare una spiegazione a tutto come inconsciamente volessimo archiviare l’accaduto. Cerchiamo una spiegazione scientifica di come reagisce il cervello stimolato dal terrore. Cerchiamo, cerchiamo, cerchiamo. Ma davvero nessuno saprà mai cosa hanno provato i bambini di Gaza sul campo di battaglia. Forse – e dico forse – le conseguenze di quella guerra (mi piace declinarla al passato nella speranza che sia davvero finita) le conosceremo indirettamente quando i bambini sopravvissuti diventeranno grandi e rivorranno la vendetta. È dunque questo che la nostra generazione vuole lasciare ai nostri figli? La vendetta di nemici che non conoscono ma che noi abbiamo direttamente o indirettamente provocato fornendo armi che avevano come bersaglio i bambini di Gaza? Eppure in Europa continuiamo a volerci armare per difenderci dal nemico in senso lato, perché nessuno ci ha ancora detto contro chi dobbiamo combattere. Certo non contro i bambini. Ma se lo ha fatto Israele, cosa impedirà domani, magari in circostanze analoghe, che lo facciamo anche noi? Le immagini più cruente filmate a Gaza devono circolare. Non possiamo permettere di nascondere l’arma più vigliacca usata dall’uomo: il drone guerriero che obbedisce ai nostri comandi e che salva la coscienza: “occhio non vede, cuore non duole”. E il cuore dei bambini di Gaza che hanno visto venirsi addosso schegge, esplosioni, fumo e detriti come avrà reagito in quel momento – testimone di un campo di battaglia che non era il loro? Il torto più grande che possiamo fare ai bambini di Gaza è dimenticare.