Il Fondo

La potenza senza saggezza è solo distruzione travestita da giustizia

foto wikipedia

Un attacco degli Stati Uniti a Maduro significherebbe, in modo implicito, sdoganare l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin. Se Donald Trump, con la sua portaerei “Rottweiler” capace di trasportare quasi cento caccia pronti al decollo e dotati di una potenza di fuoco in grado di rivaleggiare con un intero esercito, decidesse di colpire il Venezuela con l’obiettivo di forzare le dimissioni del presidente Maduro, commetterebbe – per dirla alla Fantozzi – una “cagata pazzesca”. Un simile gesto aprirebbe una voragine nel diritto internazionale. Il primo missile Tomahawk lanciato contro Caracas equivarrebbe a un via libera per chiunque, da Mosca a Gerusalemme, voglia invadere un vicino in nome di un presunto interesse nazionale. Sarebbe l’ennesima conferma della legge del più forte, il ritorno a un mondo dove la potenza militare sostituisce la diplomazia, e la morale viene riscritta dai vincitori. Saremmo catapultati indietro di secoli, in un far west globale in cui il pistolero più veloce detta legge da Tucson a Oklahoma City. E così verrebbero vanificati gli sforzi – pur contraddittori, a volte ipocriti, ma reali – dell’Europa per contenere le guerre e difendere almeno in parte i principi di democrazia e libertà.

Oggi il rischio è quello di un ritorno ad un ordine planetario dominato da pochi imperi e da una manciata di uomini convinti di poter decidere il destino di otto miliardi di persone. È un equilibrio instabile, costruito sulla paura e sulla propaganda, che riduce il mondo a un’arena dove chi urla più forte sembra avere ragione. L’Europa, se vuole contare, deve smettere di essere spettatrice. Serve una Comunità Europea capace di decidere rapidamente, anche a maggioranza semplice, senza restare paralizzata dall’unanimità che da anni blocca ogni passo. Solo così potrebbe esercitare un peso reale e diventare un argine al delirio d’onnipotenza che sembra contagiare sempre più leader. Donald Trump, con il suo stile impulsivo e la retorica del “fare da soli”, appare oggi come l’emblema di una politica che confonde forza e giustizia, potere e diritto. Ma il vero pericolo è che i suoi seguaci – e non sono pochi – lo esaltino come salvatore del mondo libero mentre ne mina le fondamenta. Nel frattempo, la Cina osserva in silenzio. Xi Jinping, seduto sulla sponda del fiume, attende di vedere scorrere il cadavere dell’Occidente, come recita il proverbio. E forse ha già capito che basterà un passo falso di Washington per accelerare quel funerale. Un attacco al Venezuela, in questo momento, non sarebbe un atto di forza ma un errore storico. L’America, se vuole davvero difendere la libertà, torni ad usare l’intelligenza delle sue istituzioni – la diplomazia, la CIA, i canali discreti – e non la brutalità dei missili. Perché la potenza, senza saggezza, è solo distruzione travestita da giustizia.