Se i Pronto Soccorso esplodono a causa dei codici bianchi, allora è chiaro che qualcosa nel sistema sanitario non funziona. E le cause di questa crisi non vengono affrontate. Si continuano a proporre soluzioni inefficaci, spesso giustificate da alibi stanchi e ripetuti. Possibile che al Ministero non si siano ancora accorti del fallimento delle Case di Comunità? Dovevano essere circa 1600, ma quelle davvero operative a pieno regime sono appena il 3 per cento. Il resto è burocrazia e facciata. Una bella torta decorata, ma senza crema, cioccolata, panna e sassolino. Immangiabile. Dietro questo disastro ci sono anche responsabilità europee. Il PNRR ha distribuito quattrini, in parte a fondo perduto e in parte prestati, ma senza alcuna visione concreta. Chi decide dall’alto lo fa sulla pelle dei cittadini, mentre gode di assicurazioni private e accesso immediato alle cure, anche per una semplice puntura di zanzara. Il risultato è uno spreco colossale di denaro pubblico, italiano ed europeo, senza alcun ritorno reale per chi lavora, paga le tasse e resta senza assistenza. È ora di parlare chiaro. Per tappare la falla serve un ritorno deciso alla medicina territoriale. Bisogna assumere subito medici con un carico massimo di mille pazienti ciascuno, così da consentire visite anche domiciliari ogni giorno. Vanno pagati bene, il triplo se serve, e selezionati per esperienza o da scuole di specializzazione europee. Basta con la favola che i medici non ci sono. Ci sono eccome, ma sono scappati nel privato o all’estero dove trovano stipendi migliori, tutele legali e una vita umana. E noi restiamo soli. Così i Pronto Soccorso si svuoterebbero dei codici bianchi e verdi in un baleno. I cittadini tornerebbero a sentirsi protetti, curati, ascoltati. Oggi invece ottenere un appuntamento dal medico è un pellegrinaggio simile al Cammino di Compostela. Un percorso stancante, incerto, spesso pericoloso per la salute. E allora si corre in ospedale anche per una puntura d’insetto, temendola come fosse una zanzara tigre incazzata. Il sistema era già in crisi prima del Covid. La pandemia non ha fatto altro che aprire il vaso di Pandora. Abbiamo applaudito i medici, li abbiamo chiamati eroi, per poi salutarli con un premio una tantum da 400 euro lordi. Molti se ne sono andati. Vogliamo che tornino? Bisogna offrirgli molto di più. Un contratto stabile, carriera, dignità. Altrimenti resteremo con ambulatori vuoti, attese infinite, visite ed esami diagnostici lontani anche a decine di chilometri da casa dopo mesi di attesa. E poi ci lamentiamo se la gente si riversa nei Pronto Soccorso. Accidenti, ogni volta che ci punge un’ape ci sentiamo chiedere se abbiamo un’assicurazione. Se ce l’hai ti curano subito. Se no, aspetti. Anche un anno. E se muori? Cavoli tuoi.
Medici di base e pazienti abbandonati, Pronto Soccorso in crisi