Finite le scuole medie a Pietralata ho fatto il grande salto. Non c’era ancora la metropolitana e ci mettevo un’ora ad andare e un’ora a tornare, ma potevo frequentare un liceo a due passi dal Colosseo. Era un lunedì mattina e si parlava ad alta voce dei risultati di calcio. Il professore di italiano mi prese da parte e mi disse che era meglio che la smettessi di pensare alla Lazio e mi concentrassi sullo studio. Le cose stavano messe proprio male. Al primo tema aveva preso zero. Immediatamente convocò mia madre ponendola davanti a una doppia soluzione: o lo bocciamo o ricomincia dall’analisi grammaticale. Non ricordo neanche quanti giorni a settimana andavo a ripetizione d’italiano. Alla fine dell’anno presi la materia e la recuperai a settembre, ma l’avevo sfangata. Da là in poi la mia vita intellettuale è totalmente cambiata. Non dico che sia migliorata, ma sicuramente è diventata accettabile socialmente. Ecco quello che sta accadendo all’Europa in questi mesi mi ricorda quella storia. Se non avessi incontrato chi a muso duro e voce ferma mi aveva messo davanti all’aut aut, avrei vegetato al liceo e poi all’università senza avere la possibilità di essere quello che sono oggi. E soprattutto se non avessi potuto contare sul supporto emotivo e lo sforzo economico della mia famiglia, sebbene di umilissima origine accademica, non avrei avuto nessuna chance. Infine, se non avessi avuto il coraggio incosciente e infaticabile di sobbarcarmi ore e ore di viaggio e studio supplementari all’orario curriculare per fare le ripetizioni, non avrei avuto alcun successo più avanti. Le scuole elementari in uno dei quartieri popolari storici, cantato da Pasolini, erano scorsi semplici e sonnacchiosi. Non avevo mai avuto problemi durante il mio cursus scolastico forse solo perché da noi della periferia non ci aspettava nulla. Per noi non c’era un brillante futuro intellettuale o professionale messo in conto da altri. Oggi quel destino disperato mi ricorda l’Europa. Occorre prendere atto, e in questo ci aiutano le parole offensive di Trump e le offensive non a parole di Putin, che L’Europa non esiste se non sulle banconote. Fino a oggi, in un mondo bloccato su due contendenti, ce la siamo cavata bene senza dover mai uscire di casa. Bastava rimanere fedeli agli Usa e questo a fine decennio ci produceva protezione, utili e il rinnovo del contratto. Finito quel mondo e risvegliatesi i nazionalismi sopiti, l’Europa si è ritrovata al liceo senza avere le basi minime per affrontarlo. E allora come fece quel quattordicenne che si appassionava di calcio come oggi la nostra politica si appassiona di stabilire se sia più imbarazzante o giusto il ddl Zan o quello Del Rio, deve ricominciare dalle radici politico istituzionali. Un nuovo bipolarismo continentale dovrà nascere tra chi vuole gli Stati uniti d’Europa e chi invece, più o meno ipocritamente, vuole il ritorno agli stati nazionali. Morte e sepolte le grandi ideologie, sentivamo la mancanza di idee forti per cui lottare. L’abbiamo trovata, ce l’avevamo sotto gli occhi: l’Europa federale. Iniziamo con convocare, sul modello dei nostri padri costituenti del ‘46, l’elezione straordinaria di un nuovo parlamento costituente. A questo si demanderà la stesura di una nuova Carta europea che delinei i fini e i mezzi. Il modello sarà quello federale ovvero con gli stati al posto delle regioni o dei lander. Il parlamento sarà la camera alta a cui spetta il potere legislativo. La commissione sarà la sola depositaria del potere esecutivo. E poi dovrà nascere una magistratura europea a cui competerà il potere giudiziario. Avremo un presidente della Repubblica europea individuato tra i parlamentari o le personalità di maggiore autorevolezza e garanzia. Avremo una Consulta continentale mentre la Banca centrale già ce l’abbiamo. Dovrà nascere un esercito europeo e come questo, tutti quegli enti o istituzioni che necessitano di una dimensione continentale. Tutto questo, ovviamente presuppone partiti europei con sezioni nazionali o regionali. Sarà facile? No. Ne varrà la pena? Sì. Dobbiamo entrare nell’ottica che siamo come quel passerotto che la madre guarda dal ramo più alto e a cui spetta di decidere istintivamente se spiccare il volo o cadere a terra e diventare cibo per altri. Metafora macabra, ma realistica. Il mondo è cambiato. Noi europei pensavamo di andare in pensione presto e con un bel gruzzolo per goderci il meritato risposo. E invece, la realtà ci ha risvegliato. Nulla è più scontato e per questo se tutto intorno a noi cambia anche noi dobbiamo cambiare tutto. Se ci salveremo, ci salveremo da europei non certo da italiani. Questa scelta significherà anche creare tensioni all’interno delle coalizioni nostrane? Sicuramente, e pazienza. Ce ne faremo una ragione. Epperò non capire che oggi la partita più importante da giocare è questa, significa continuare ad allenarsi con compagni di squadra sbagliati per una gara che non giocheremo mai perché non abbiamo superato neanche le qualificazioni. Coraggio e sempre Avanti!
Gianluca Quadrana