L’Ucraina è stata aggredita dalla Russia. È un fatto. Ma un altro fatto meno discusso è che dalla fine del 2022 ogni tentativo di soluzione politica del conflitto è passato da capitali terze, mentre il canale diretto con Mosca è rimasto chiuso. La domanda allora è semplice: che cosa impedisce il buon senso quando un leader è chiamato a tutelare gli interessi vitali del proprio popolo? Perché delegare ad altri una trattativa che riguarda innanzitutto i cittadini che ti hanno eletto? Da mesi la guerra non si combatte solo con missili e artiglieria, ma anche con il freddo, la fame, i blackout. Milioni di ucraini vivono in condizioni estreme, mentre la diplomazia si esercita per interposta persona. Si parla alla nuora affinché la suocera intenda. Ma perché nuora e suocera non dovrebbero parlarsi direttamente? Intanto il destino di un popolo viene discusso da uomini seduti attorno a tavoli imbanditi, lontani dalle macerie. È una scena che solleva una domanda scomoda: conta di più la coerenza morale o la sopravvivenza? Se un aggressore ti punta contro un’arma, difendi il principio o salvi la vita per poter rivendicare giustizia da vivo? È il popolo ucraino a pagare il prezzo più alto: stremato, impoverito, esposto a un inverno che è diventato arma di guerra. E se il compito di un Presidente è proteggere i suoi cittadini allora il tema non è più chi abbia ragione o torto, ma come fermare l’emorragia. In questo quadro il protagonismo di leader stranieri solleva più di un interrogativo. Chi ha conferito a Donald Trump, rappresentante di una potenza la cui economia ruota soprattutto intorno all’industria bellica, il ruolo di arbitro globale? E quanto costa davvero l’aiuto dei cosiddetti “volenterosi”? È legittimo pensare che Kiev abbia valutato più conveniente il sostegno militare occidentale rispetto a una trattativa diretta con Mosca. Ma la convenienza strategica regge finché il tessuto sociale non si lacera. Quando la sopravvivenza entra in gioco i principi diventano un lusso. I compro-oro prosperano nei momenti di crisi perché la fame non ragiona in termini ideologici. Allo stesso modo viene da chiedersi che valore abbia il Donbass se il Paese è allo stremo. I cittadini sono stati ascoltati?
Forse è arrivato il momento di fare quella telefonata. Perché a conti fatti i protettori – o presunti tali – spesso risultano più costosi degli aggressori.