Le ragioni che ci hanno condotto a sostenere il Sì al Referendum sulla Giustizia, che si terrà domenica e lunedì prossimi, sono state espresse con convinzione e senso di responsabilità. Riteniamo infatti che tali proposte si inseriscano in un più ampio percorso di ammodernamento dello Stato, necessario anche in relazione alle sfide poste da un contesto internazionale sempre più complesso e interconnesso.
Siamo consapevoli che esistano ulteriori ambiti di intervento altrettanto rilevanti per affrontare il futuro con strumenti adeguati. Tuttavia la riforma sottoposta al voto degli elettori, pur con i suoi limiti, rappresenta a nostro avviso un passaggio significativo in questa direzione. Ciò non implica in alcun modo una contrapposizione tra posizioni moralmente superiori o inferiori: chi sceglierà di votare Sì e chi opterà per il No condivide, in ogni caso, l’obiettivo comune del bene del Paese. Il confronto democratico si fonda proprio sulla legittimità di opinioni diverse. È tuttavia lecito interrogarsi sull’efficacia delle alternative. Negli ultimi anni il tema della giustizia è stato al centro dell’azione di governi di differente orientamento politico, a dimostrazione di una criticità strutturale che fatica a trovare una soluzione definitiva. In questo contesto il rischio di un esito negativo del referendum è quello di rinviare ulteriormente un intervento ritenuto da molti necessario. Per queste ragioni, pur nel rispetto di ogni posizione, si ritiene opportuno chiedersi a chi giovi un voto contrario e se esso possa contribuire in modo concreto al miglioramento del sistema, oppure se rischi di perpetuare una situazione di sostanziale stallo.