Dai una macchina di grossa cilindrata a un neopatentato e prima o poi finirà per schiantarsi. Non è solo una questione di inesperienza: è l’illusione di essere pronti, l’ebbrezza del potere, la convinzione di poter controllare qualcosa che invece richiede disciplina e misura. È un’immagine che descrive bene ciò che è accaduto prima al Movimento 5 Stelle e che oggi sembra ripetersi con Fratelli d’Italia. Il problema però è che quando la politica “si schianta” non paga soltanto chi è al volante: le conseguenze coinvolgono tutti. Come in un incidente stradale i danni non si fermano alla carrozzeria, ma travolgono anche chi fidandosi delle regole attraversa sulle strisce dopo aver guardato a destra e a sinistra. Il punto è proprio questo: la fiducia. I cittadini rispettano le regole perché si aspettano che chi guida il Paese faccia lo stesso. Ma l’ebbrezza della “macchina nuova”, conquistata magari contro ogni previsione, può far perdere la testa. E allora si esagera, ci si mette in mostra, si accelera proprio nel centro della città come se si fosse incoscienti o intoccabili. È il solito, antico delirio di onnipotenza. Quello che porta a compiere gli errori più banali e, al tempo stesso, più gravi. D’altronde il celebre “io so io e voi non siete niente” non appartiene solo alla finzione de Il marchese del Grillo: è una tentazione ricorrente del potere. Il Parlamento continua a riempirsi di figure che cambiano nome ma non atteggiamento: ieri “Gasperino”, oggi “Onofri”, ma la sostanza resta la stessa. Un esempio recente è stato il comportamento del Governo in occasione del referendum sulla giustizia. In quel contesto sarebbe stato sufficiente attenersi a una comunicazione sobria, limitata agli aspetti tecnici, evitando interpretazioni e commenti superflui. Invece ancora una volta qualcuno ha scambiato il proprio ruolo per una passerella, finendo per perdere controllo e credibilità. Eppure dovrebbe essere chiaro: oggi nulla sfugge. Ogni parola, ogni gesto viene registrato, analizzato, rilanciato. Viviamo in un’epoca in cui l’attenzione è costante e la memoria collettiva è amplificata anche dall’intelligenza artificiale. Proprio per questo servirebbe più prudenza, non meno. Viene quasi da chiedersi come si sarebbero comportati i protagonisti della Prima Repubblica in un contesto simile. Forse con maggiore cautela, forse con un senso più marcato del limite. Perché alla fine il problema non è la potenza del mezzo, ma la capacità di guidarlo. E quella non si improvvisa.
La sindrome della grossa cilindrata