Il Fondo

Popolo al voto dopo i referendum 1991 e 1993

San Giovanni in Fiore

Riscoprire che il pur libertario Francesco Merlo scriva su Repubblica lodi in memoria dei referendum di Segni del 1991 e 1993, fa cadere le braccia. Oggi anche a seguito di quelle ‘memorabili’ campagne antipartitocratiche (povero “Pannella docet”) meno di un italiano su due ha espresso il voto alle ultime elezioni politiche del 2022 (alla fine della bistrattata Prima repubblica nel 1992, pur anche a seguito di una campagna antipartitica implacabile, votò oltre l’87 per cento!).

Il sociologo Sabino Cassese si meraviglia che le formule elettorali dell’ultimo trentennio non si preoccupino di “riportare i cittadini ai seggi” (di dare la possibilità all’elettorato di esprimere una o più preferenze fra i candidati non resterà traccia, purtroppo): tutto resta nelle mani dei capipartito quasi senza iscritti e dei tavoli di cena fra oligarchie (erano ben più democratiche le stramaledette “segreterie di partito” del passato, che almeno venivano monitorate da milioni di iscritti ai partiti). – Nicola Zoller zoller.nicola@gmail.com

P.S. Dai giornali del 23 giugno 2026 apprendo che il “magnifico” sistema uninominale inglese tanto perorato da Segni e Panella, ha potuto consegnare 2 anni fa ai Laburisti britannici 412 seggi su 650, pur avendo ottenuto solo un terzo dei voti. Insomma il 63 per cento dei seggi con il 33 per cento dei voti… altro che voto libero ed uguale! Ovviamente in precedenza, a sorte alterna, era andata pressappoco cosi a favore dei Conservatori.

Nicola Zoller