L’uscita dal giornale del vecchio Vezio Murialdi mi addossò la responsabilità del Lavoro di Genova.
Pertini, che ne era il direttore, non era molto sorvegliato nello scrivere e le chiamate in tribunale erano numerose. Ma qui voglio ricordare il più assurdo di quel centinaio di processi che ho subito come responsabile del Lavoro di Genova e poi come direttore responsabile dell’Avanti! per più di quindici anni.
Un giorno ricevo una telefonata del mio difensore di Genova, l’avvocato, poi onorevole, Filippo Machiavelli. “Franco – mi dice – devi venire a Genova. Se il Presidente del tribunale non ti vede in faccia, questa volta si mette male”.
Parto, vado a Genova, arrivo appena in tempo per varcare la soglia del tribunale. Non ho ancora visto Machiavelli, non so di che cosa si tratta. La sala scelta per il procedimento è quella delle grandi udienze. Presidente, giudice a latere, pubblico ministero, una vera folla assiepata nel reparto dei testimoni. Mi prende l’angoscia. Finalmente arriva Machiavelli che mi spiega di che si tratta. Il corrispondente del Lavoro da un paesino di cui non ricordo il nome ha mandato una notiziola di non più di dieci righe, che il giornale ha pubblicato, in cui accusava di furto un signore che aveva tagliato un albero le cui radici stavano nel suo giardino, ma la cui chioma svettava sulla strada comunale. Per farsi una barca, scriveva. Ma di chi era l’albero? Le radici bastavano ad assicurare la proprietà? E la chioma che insisteva su una strada pubblica bastava a stabilire i diritti del comune sull’intero albero?
Comincia l’interminabile sfilata dei testimoni. Ci sono proprio tutti: il sindaco, il vicesindaco, il farmacista, l’insegnante, mezza caserma dei carabinieri; il paese è spaccato a metà; i testimoni si alternano, uno giura sulla buona condotta di chi ha tagliato l’albero, uno ne afferma il poco rispetto per le cose altrui.
È già passata l’ora del pranzo quando l’accusa sostiene provata la mia colpevolezza: l’albero poteva essere tagliato, l’accusa di furto è una grave diffamazione che va punita con il massimo della pena.
Il mio difensore, quando tocca a lui, fa una generica difesa sul fatto, poi chiede l’applicazione dell’amnistia che il Parlamento ha approvato qualche settimana prima per i reati fino a due anni.
Insorge il pm: l’amnistia non si può applicare perché il reato di cui sono accusato comporta una pena di due anni e 10mila lire di multa; e poiché la multa, non pagata, è convertibile in tot giorni di carcere, è evidente che non può essere applicata al mio caso.
S’è fatto tardi e il Presidente sospende la seduta per un panino. Quando si ricomincia è un duellare a colpi di fioretto, una disquisizione giuridica contro un’altra disquisizione, una sentenza citata contro un’altra sentenza.
Non si finisce mai. In realtà nessuno sa se l’albero poteva o no essere tagliato, nessuno sa se le 10mila lire di multa fanno escludere l’amnistia.
Saggiamente il Presidente interrompe la seduta e rinvia il processo a una nuova udienza da tenersi in data da fissare.
Io di quel processo non ho più saputo nulla. Credo che alla fine abbia prevalso il buon senso e sia stata applicata l’amnistia perché non mi è mai risultata una condanna per quel processo. Ma il punto è un altro: era un processo da celebrare? Quanto è costata allo Stato quell’imbecillità?
Ho chiesto a Machiavelli se sapesse come mai un simile scempiaggine, quella stupida bega paesana avesse avuto l’onore di un processo. Mi ha risposto di aver posto la stessa domanda al sostituto procuratore ricevendone in risposta l’obbligatorietà dell’azione penale. Ma quanti fascicoli aveva sulla scrivania quel sostituto? L’obbligatorietà dell’azione penale è un’ipocrisia che permette agli inquirenti di scegliersi i processi che più gli aggradano, anche i più inutili. Prima sarà cancellata, meglio funzionerà la giustizia.
Franco Gerardi
Questo è il quarto di dieci brevi scritti lasciati per la pubblicazione da Franco Gerardi, già direttore dell’Avanti!, e affidati alla figlia Karen, nostra collaboratrice.
Già pubblicati:
1 – La politica ‘svelata’: Il water di Dossetti
2 – Il PSI e gli anni dei rubli. Una difficile autonomia
3 – Il PSI, De Mita
e la sinistra ‘str…a’