- La Corte di Cassazione rigetta tutti i ricorsi contro lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva. Ora si apre una partita occupazionale che interessa 20mila lavoratori
La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi, sia quelli di Acciaieria d’Italia e sia quelli di Ilva in amministrazione straordinaria contro lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Il decreto dei giudici di Milano resta quindi valido. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza.
Nella sentenza con cui la Cassazione ha rigettato i ricorsi di Ilva e di Acciaierie d’Italia contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che impone lo stop dell’area a caldo a Taranto si legge che “è pacifico che nello stabilimento di Taranto sono ancora presenti 2.140 tonnellate di amianto -sostanza la cui nocività è indiscussa – all’interno dei cowpers degli altiforni, con funzione di isolante termico, ‘entrocontenuto’ nell’intercapedine tra la corazza esterna in acciaio e lo strato di mattoni refrattari”.
Per l’amianto, dice la Suprema Corte, “è sufficiente a che tale sostanza debba essere presa in considerazione ai fini dell’Aia sulla base dell’interpretazione del diritto unionale fornito in corso di causa dalla Corte di Giustizia UE”. Secondo la Cassazione, “come più volte sottolineato dai controricorrenti”, ovvero i cittadini di Taranto costituitisi in giudizio con la richiesta di inibire la produzione dell’ex Ilva, “l’elenco delle patologie di asbestosi correlate all’amianto è contenuto nella direttiva 2009/148/CE”.
Dopo la sentenza la produzione di acciaio non riprenderà. Si apre ora una partita occupazionale che interessa 20mila lavoratori.