L'editoriale

Sarebbe un bel gesto

I governi di centrodestra, in Italia, hanno spesso dovuto fare i conti con contesti internazionali tutt’altro che favorevoli. Insomma, rispetto ai loro avversari hanno quasi sempre dovuto faticare il doppio. Crisi energetiche, difficoltà economiche e congiunture internazionali complicate ne hanno accompagnato il cammino, rendendo più difficile il raggiungimento degli obiettivi. Eppure, proprio queste difficoltà potrebbero trasformarsi in un’opportunità per il Campo largo.

Seguendo, almeno in parte, l’esempio americano, potrebbe trovare nelle prossime elezioni l’occasione per conquistare il governo del Paese. Conte, intanto, è già pronto a rispolverare il suo reddito di cittadinanza. Una proposta che parla alla pancia di quell’elettorato che oggi non può permettersi di guardare troppo lontano. Non perché non comprenda o non apprezzi i progetti di ampio respiro, ma semplicemente perché le difficoltà quotidiane lo costringono a pensare, prima di tutto, all’oggi. Del resto, il destino politico della Premier potrebbe essere condizionato anche da un altro fattore. I suoi veri competitor, infatti, non si trovano necessariamente dall’altra parte dello schieramento. Potrebbero essere proprio in casa sua, o comunque nella sua stessa area politica di riferimento. E allora sarebbe un bel gesto se Giorgia Meloni decidesse di preparare il terreno affinché l’Italia possa diventare, progressivamente, autosufficiente sul piano energetico.

Una scelta di grande responsabilità. Di quelle che magari non portano consenso nell’immediato, ma possono cambiare il futuro di un Paese. Peraltro, sono convinto che Conte e Schlein non avrebbero particolari difficoltà a sostenere un progetto del genere. Magari accompagnandolo con qualche manovra politica di alto profilo e senza rinunciare a una buona dose di ipocrisia.

Ma poco importa. Se l’obiettivo fosse davvero l’interesse nazionale, avremmo già ottenuto un risultato importante. Per una volta, la competizione politica potrebbe lasciare spazio a una convergenza nell’interesse di tutti. Ormai abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dall’umore del mattino dei Paesi produttori di gas e petrolio. Una fragilità che rischia di trasformarsi in un suicidio economico e politico. E a pagarne regolarmente il prezzo siamo noi cittadini: direttamente, attraverso le bollette, e indirettamente, con l’aumento del costo dei beni e dei servizi. Sono risorse sottratte alle necessità quotidiane delle famiglie, risorse che potrebbero invece essere destinate alla scuola, alla sanità e a tanti altri servizi essenziali. L’autonomia energetica, naturalmente, non si costruisce nell’arco di una stagione politica.

Richiede investimenti, programmazione e una strategia capace di guardare ben oltre la prossima scadenza elettorale. Significa valorizzare tutte le fonti disponibili e creare le condizioni per non essere continuamente esposti alle crisi internazionali. Non è una battaglia di destra o di sinistra. È una questione di sicurezza nazionale e di dignità economica. Se dunque la signora Meloni decidesse di dedicare quest’ultima parte della legislatura a impostare un progetto energetico serio e credibile, con l’obiettivo di portare l’Italia, nell’arco di dieci anni, verso una sostanziale autosufficienza, farebbe qualcosa di importante. Anche considerando la sua giovane età, avrebbe tutto il tempo per tornare a Palazzo Chigi e raccogliere i frutti politici di una scelta lungimirante.

Altrimenti, la lotta politica dei prossimi mesi rischia di trasformarsi in una battaglia senza esclusione di colpi. E ho la sensazione che la Premier ne riceverà molti di più dai suoi attuali soci di governo che dagli avversari. Dall’altra parte, del resto, gli argomenti per alimentare il dissenso sono ormai noti. Le insidie più pericolose, però, potrebbero arrivare proprio da chi oggi siede al suo fianco e non perde occasione per prendere le distanze dalle responsabilità comuni. Basti ricordare certe uscite sulla scuola e quella risposta diventata ormai emblematica: “Non ne sapevo nulla”.

Altro che detersivo Bianco Coccolino! La politica non può ridursi a un continuo gioco delle parti, nel quale ciascuno cerca di salvare la propria immagine scaricando sugli altri le responsabilità. Meloni potrebbe davvero scegliere una strada diversa. Potrebbe mettere momentaneamente da parte la contabilità del consenso e provare a costruire qualcosa che resti anche dopo di lei. Non sarebbe una resa agli avversari. Sarebbe un atto di maturità politica. E magari, anziché rischiare di essere ricordata soltanto per le battaglie combattute durante il suo mandato, potrebbe diventare il riferimento di una stagione politica capace di lasciare al Paese un’eredità concreta.

Altro che Conte di Montecristo: la vera ricchezza di un leader è ciò che lascia agli italiani. Perché, a isolarla, alla fine, potrebbero non essere i quattro moschettieri del centrosinistra, ma proprio quei compagni di viaggio che da tempo sembrano ricordarle quanto sia scomoda la posizione di chi governa. Sarebbe davvero un bel gesto. Utile agli italiani e, forse, anche alla stessa Meloni.