L'editoriale

Facciamolo nascere!

Ma come è possibile che discutete di utero in affitto?
Non sono queste le priorità del Paese…….

ci sono tanti altri problemi, a partire dalle tasse troppo alte che paghiamo anche a causa dei fannulloni che percepiscono il reddito di cittadinanza, gli immigrati irregolari che ci tolgono il lavoro, i furbetti del 110 che si sono ristrutturati la casa con i soldi pubblici, la sanità universale per tutti, pagata dallo Stato, la Corte dei Conti che rallenta la spesa del PNRR, ..….. il tetto che cade, la casa che piove…”
Sono solo alcune delle “destro-reazioni” (con licenza “distrazioni”) che spesso si sollevano dinanzi al dibattito sui temi sensibili che toccano la coscienza di ogni persona.
Distrazioni di matrice conservatrice, che denunciano l’incapacità di affrontare materie che incidono sulla vita reale delle persone, uomini e donne che vorrebbero superare le barriere che gli impediscono di diventare genitori.
Sono una minoranza?
Può darsi, ma si tratta di cittadini in carne e ossa che soffrono e che vivono il disagio forse più pesante per la propria esperienza di vita, quello della frustrata ambizione di diventare genitori, di proiettare in avanti la propria esistenza.
Ma se il progresso ci consegna la possibilità di superare le barriere perchè uno Stato moderno dovrebbe vietarlo?
Mi riferisco a quello che dovrebbe essere uno “Stato di diritto”, laico, non uno “Stato etico” che pretende di fissare precetti morali cui uniformare le coscienze.
Se a determinate condizioni, fissate dalla normativa più recente, sotto il controllo sanitario posso donare i miei organi, come gesto altruistico finalizzato a salvare un’altra vita, perchè non mi è consentito fare altrettanto per donare ad altri l’unica possibilità per mettere al mondo una nuova vita?
Si obietta sui rischi e le sofferenze psicologiche derivanti dal legame che si crea nel grembo della donna, legame che sarà successivamente reciso dal trasferimento del nato nelle mani dei genitori “committenti”.
Non si possono negare rischi di sofferenze e disagi, per carità, come non si può negare il rischio deplorevole di sfruttamento economico. Mi chiedo, però, se sia preferibile affrontare i rischi conseguenti a una nuova vita che viene al mondo, o, in alternativa, se sia meglio acquisire la certezza di non correre alcun rischio, impedendo di mettere al mondo un essere umano che, per la forte volontà dei suoi potenziali genitori, ha nella “gestazione per altri” l’unica possibilità, l’unica chance di esistere ?
Tra le due buste io scelgo, senza alcuna esitazione, la seconda: venire al mondo affrontando e superando i dubbi e le titubanze di chi pensa che lo Stato faccia bene a limitare le possibilità di autodeterminazione delle persone, in conformità a precetti religiosi.
Visto che la quasi totalità dei dubbi e delle preoccupazioni sono rivolte al nascituro, dovremmo tutti essere d’accordo almeno su un punto: facciamolo nascere!
Sarebbe il segno tangibile di una conquista culturale dello Stato laico di diritto che, finalmente, decide di imporsi e di superare lo “Stato etico”.