Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, si moltiplicano le raccolte alimentari. Davanti ai supermercati e online, volontari di ogni tipo si mobilitano per aiutare chi fatica ad arrivare a fine mese, mentre in televisione i grandi marchi della solidarietà promuovono le loro iniziative. Proposte indubbiamente lodevoli, che però aumentano a dismisura proprio in questo periodo dell’anno. Osservando il fermento e il numero crescente di associazioni coinvolte, sorge quasi il dubbio che i “volenterosi” siano più numerosi dei “bisognosi”. Un tempo, queste attività erano affidate a organizzazioni storiche come la Caritas e la Croce Rossa, note per la loro discrezione e per la gestione rigorosa degli aiuti. Oggi, nuove realtà si aggiungono, spesso animate da una solidarietà sincera, ma anche, in alcuni casi, da un desiderio personale di sentirsi migliori. Non è raro che alcuni volontari, soprattutto membri di club e circoli, partecipino con entusiasmo più per il senso di leggerezza e gratificazione che ne ricavano, che per un reale impegno verso i bisognosi. Una volta terminato il turno, tornano a casa soddisfatti, confortati dall’idea di aver fatto qualcosa di utile. Tuttavia, questo slancio può generare situazioni paradossali. La mancanza di coordinamento porta talvolta a donazioni poco utili: una famiglia in difficoltà potrebbe trovarsi con un eccesso di pomodori in scatola, senza poterli utilizzare, finendo per portarli a una mensa dei frati dove, magari, si reca per un pasto caldo. Le organizzazioni storiche, invece, avevano criteri più strutturati per evitare simili sprechi. Oggi, il panorama è cambiato. Spesso vediamo volontarie eleganti, tra una partita di burraco e l’altra, impegnate nella raccolta di tonno e pasta, quasi fossero testimonial dei marchi più famosi. Non manca mai la foto di gruppo, con le volontarie sorridenti accanto alle borsine pronte per la distribuzione. Foto che vengono poi condivise sui social o inviate ai giornali, accompagnate da ringraziamenti. E guai a dimenticare qualcuno: il rischio di creare tensioni è alto! Alla fine, però, gran parte di questi beni confluisce comunque nelle mani di Caritas o Croce Rossa, che restano i punti di riferimento più affidabili per distribuire gli aiuti in base alle reali necessità. Eppure, viene da chiedersi: perché tutto questo fervore si concentra solo a Natale? La fame non è un problema stagionale, e iniziative simili durante il resto dell’anno, come a Ferragosto, sono rare se non inesistenti. Un esempio significativo: lo scorso anno, un gruppo di professionisti donò un camion di pomodori per un valore di mille euro. Un gesto generoso, certo, ma forse meno incisivo di un invito a cena per una famiglia bisognosa o di un aiuto concreto per la retta scolastica di un bambino.
Rimane, però, il fascino intramontabile del volontariato natalizio: indossare una casacca gialla e raccogliere cibo davanti ai supermercati. Perché, diciamolo, se non ci fossero i poveri, almeno a Natale, come potremmo sentirci davvero buoni?