Opinioni e commenti

A proposito del caso Ranucci e di parole dettate dall’ideologia e dalla disonestà intellettuale

C’è un tizio di una delle reti ammiraglie della Rai che per 10 anni conduce una trasmissione di pseudo-inchiesta – Report – nel farlo compie, a volte, anche scorrettezze gigantesche come quella di appropriarsi di denunce altrui.

Il tizio – Sigfrido Ranucci – ha tra i suoi amici e frequentatori il pluripregiudicato Valterino Lavitola, il quale prima gli propone di candidarsi a leader del campo largo e poi gli cuce addosso un attentato sotto casa, da cui Ranucci and family escono illesi.
Quell’attentato fa salire enormemente la popolarità di Ranucci e la sua megalomania.

Gli inquirenti iniziano ad indagare e con grande sorpresa scoprono che ad organizzare l’attentato è stato il delinquente seriale Valter Lavitola.

Ed è qui che scatta la seconda sorpresa: il buon Ranucci non esprime da subito e per giorni e giorni una ferma condanna nei confronti del suo “ristoratore” di fiducia.
A questo punto sorgono inevitabilmente alcune domande:

– Perché Ranucci parla di Lavitola solo quando si vede costretto a farlo in seguito alle dichiarazioni dell’amico? Perché prima ha taciuto?
– Ranucci Sigfrido, incredibilmente divenuto martire dopo l’attentato e per alcuni anche dopo la scoperta del mandante dell’attentato, non ritiene di dovere delle spiegazioni sul suo singolare atteggiamento e sui suoi silenzi?
– É opportuno che un giornalista abbia tra le sue fonti un pluripregiudicato sulla cui credibilità non scommetterei un centesimo?
– É vero o no che lo stesso Ranucci ha tra le sue fonti ambienti dei servizi segreti?

Comunque la pensiate, affermo che questo è davvero uno strano Paese: il Paese della casa a sua insaputa e adesso anche il Paese dell’attentato a sua insaputa.

Come denuncio da 40 anni, siamo anche il Paese che viola bellamente e ininterrottamente l’art. 294 del Codice Penale, che parla di attentati contro i diritti politici del cittadino.
Da una vita parlo di mancato rispetto della Costituzione, di art. 21 e sottolineo che il diritto umano alla conoscenza è sinonimo di democrazia.
La disonestà intellettuale che sto incrociando in questi giorni mi da la nausea. Gente che non ha mai detto una parola sul diritto alla conoscenza si lancia in temerarie difese di Ranucci. Tra questi anche un azzeccagarbugli che utilizza male alcuni miei argomenti.
Sono gli stessi che ancora una volta stanno zitti e muti da buoni vigliacchi e opportunisti quali sono sulle ragioni della mia ennesima azione nonviolenta.

Rifletteteci!

Maurizio Bolognetti

(in sciopero della fame dalle ore 23.59 del 26 agosto), giornalista freelance e segretario di Radicali Lucani