La fine della barbarie iniziata da Hamas e proseguita da Israele ha avuto un protagonista inatteso: il Presidente americano che si è assunto la responsabilità di guidare la rinascita di Gaza. Macron, Starmer, Metz, Sánchez e Meloni hanno partecipato al sorgere di una nuova pace che porterà benefici economici soprattutto alla Palestina. Invitata non protagonista c’era anche l’UE rappresentata dal Presidente Costa. Un primo traguardo storico che pone basi solide per la nascita di uno Stato che le spetta per diritto. Uno Stato che, come spesso accade, non nasce sugli atti eroici dei suoi leader ma sul sacrificio silenzioso di decine di migliaia di bambini sacrificati sull’altare della pace. Uno Stato che per questo dovrebbe diventare simbolo e rifugio per i più piccoli di tutto il mondo, luogo d’ascolto e protezione. Se l’ONU non riconoscerà a questa Palestina il diritto alla statualità, allora il sangue versato sarà stato vano. Ieri è iniziato un nuovo percorso. La giornata, segnata da qualche prevedibile protagonismo, ha avuto due gravi storture. La prima: tra tutte le dichiarazioni nessuno ha ricordato i veri eroi di questa tragedia, i ragazzini. La seconda: la richiesta di grazia avanzata da Trump per Netanyahu al Presidente Herzog in un contesto francamente inopportuno. Una richiesta che suona come un premio proprio mentre si contano i corpi dei piccoli morti sotto le bombe. La penna scorre, le parole si affollano ma il punto centrale resta: l’Unione Europea. Un’Unione politicamente assente in un vertice concreto dove Stati reali hanno pianificato pace e prosperità in una regione storicamente ostile. Mentre si costruiva un nuovo Medio Oriente, l’UE era altrove. Perché? Non avevano il numero, come ironizzava Kissinger? O forse la Presidente Von der Leyen era impegnata con una vecchia calcolatrice Olivetti a ripartire i mille miliardi per difendersi dai droni russi? Magari le è sfuggito che a Gaza, sotto quegli armamenti, sono stati uccisi decine di migliaia di bambini. Ecco perché oggi, più che una riflessione, servirebbe un esame di coscienza. Se davvero nessuno ha il numero, le si mandi un piccione viaggiatore. Ma prima si abbia il coraggio di domandarsi che ruolo vuole giocare l’Europa nel mondo oltre quello della contabilità degli sprechi.
A Sharm el-Sheikh muore l’Unione Europea