La parola greca “daimon” significa letteralmente “distribuire destini”.
Il daimon, quindi, sarebbe quell’energia universale che assegna a ciascuno di noi il proprio personale destino.
Aristotele, con la parola “Eudaimonia”, letteralmente “essere in compagnia di un buon demone”, definiva l’arte di essere felici. Secondo Aristotele, ciò che aiutava a ricercare la felicità e quindi ad aumentare la probabilità di “eudaimonia” era la realizzazione della propria essenza.
Viviamo tempi in cui la ricerca del nostro daimon viene contrastata in tutti i modi, siamo narcotizzati da sogni che non sono nostri, ambiamo a vite che non ci appartengono, inseguiamo ideali che non hanno nulla a che fare con noi.
Così , inevitabilmente, ci allontaniamo da noi stessi e dalla nostra reale natura, ci allontaniamo dal nostro vero destino e da quella che sarebbe dovuta essere la realizzazione del nostro potenziale e quindi del nostro daimon.
La pigrizia, la paura, gli ideali mendaci di successo e di affermazione, la consuetudine, gli obblighi sociali, il conformismo, le mode; tutto ci porta lontano dalla nostra essenza. Ogni tanto, durante la vita, capita a taluni di noi di provare un senso di estraneità e di mal sopportazione verso le imposizioni esterne sulle nostre scelte, capita di sentirsi alieni rispetto al lavoro che siamo costretti a fare, alle frequentazioni che per necessità dobbiamo avere, ai risultati che dobbiamo per forza raggiungere, all’ingerenza delle persone a noi più vicine. Tuttavia, pur provando questo senso profondo di idiosincrasia con quasi tutto intorno a noi, procediamo sul sentiero che altri hanno scelto per noi.
Perché la verità è che ci vuole coraggio per essere se stessi, ci vuole una forza dirompente per affermare i propri desideri, ci vuole una dose enorme di energia e tanto lavoro e fatica per inseguire i propri sogni e invece la maggior parte di noi preferisce soccombere e tacere, arrendendosi senza lottare.
Il daimon ti accompagna verso la felicità se però te la sei meritata, se hai rotto tutti quei lacci e lacciuoli delle convenzioni e hai abbracciato te stesso.
La felicità richiede coraggio.
Il primo passo sarebbe quello di individuare qual è la nostra vera vocazione, sentire verso cosa siamo portati, quale sia la nostra profonda attitudine.
Lontano nel tempo, si parlava di vocazione non solo per chi si dedicasse ad un percorso religioso ma anche per le professioni sanitarie e per la politica.
La carriera politica era considerata a tutti gli effetti una vocazione: l’impegno per il bene comune, per il benessere dei cittadini, la dedizione alla causa per il progresso della comunità. Chi faceva politica si dedicava letteralmente agli altri, seguiva il proprio daimon e spesso sacrificava la propria vita per gli ideali in cui credeva, trovando appagamento e quindi felicità in questo. Tra quelli che si occupano di politica ai nostri giorni, la maggior parte lo fa esclusivamente per eccesso di egolatria, derogando spesso su ogni principio morale.
Viviamo un tempo di grande confusione e fragilità, preferiamo essere obnubilati da falsi miti, che ci permettono di non confrontarci con la ricerca del nostro daimon e ci assolvono da noi stessi e dal nostro fallimento. Il grande assente dei nostri tempi è il coraggio, quel coraggio che è elemento imprescindibile per svelare noi stessi ed quindi essere felici.
Alla ricerca del dàimon