Mentre da Beirut a Tel Aviv, da Gaza sino a Kiev piovono le bombe vere e si contano i morti veri dalle nostre parti il dibattito pubblico che ne è scaturito dai conflitti in atto ha sollevato punti di rottura culturale assai elevati così come esasperata e strumentale é apparsa in molti frangenti la lettura dei fatti veicolata da un’informazione che è andata radicalizzandosi financo in forme disumanizzanti come i conflitti in atto.
Sono allergico alle auto-citazioni, ma l’indomani del 7-ottobre ebbi modo di fare delle considerazioni sui rischi che questo conflitto medio-orientale avrebbe prodotto anche nel nostro dibattito pubblico, le conseguenze di una “rottura” culturale profonda che ci avrebbe spinto ai radicalismi, cosa che puntualmente é accaduta.
Non mi sarei aspettato che questa irresponsabilità arrivasse anche direttamente da decisioni governative.
Il Ministero degli Interni già protagonista lo scorso anno di gestioni discutibili dell’ordine pubblico vietando manifestazioni incoraggia indirettamente violenze di cui volentieri se ne potrebbe fare a meno.
Nella fattispecie la manifestazione di domani ha una piattaforma politica che la stessa Comunità Palestinese in Italia ha definito “assolutamente non condivisibile” ed ha soprasseduto dal parteciparvi promuovendo una nuova giornata di lotta il 12 Ottobre, quindi ben lontano dalla scadenza del 7;
L’isolamento dei promotori di quella di domani già avrebbe dovuto comprendere che si trattava di frange radicali minoritarie e quindi da considerare esattamente come esse sono.
Il divieto di manifestare deliberato dal Ministero degli Interni ha caricato di un significato superiore la manifestazione anticipando il carattere repressivo della nuova gestione delle iniziative pubbliche da parte di questo governo; al di là dei suoi contenuti politici inaccettabili, una manifestazione politica che subisce una censura ed una condanna preventiva finirà per determinare inevitabili violenze essendo stata “vietata” politicamente.
Senso di responsabilità in chi manifesta la propria solidarietà nei confronti del popolo palestinese ed eguale responsabilità da parte di chi, in buona o cattiva fede, ha pensato che reprimere sia meglio che tollerare nel totale dissenso dei contenuti.
La libertà di espressione é sancita dalla nostra costituzione, ed il confine per poterla reprimere é assai labile nel caso di manifestazioni fatta salvo la certezza della presenza di turbative all’ordine pubblico.
Non sarà una giornata facile quella di domani, speriamo di sbagliarci.