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Biden soffia sul fuoco della guerra, l’Europa lo spenga

Official portrait of Vice President Joe Biden in his West Wing Office at the White House, Jan. 10, 2013. (Official White House Photo by David Lienemann) This official White House photograph is being made available only for publication by news organizations and/or for personal use printing by the subject(s) of the photograph. The photograph may not be manipulated in any way and may not be used in commercial or political materials, advertisements, emails, products, promotions that in any way suggests approval or endorsement of the President, the First Family, or the White House.

Le elezioni americane si sono svolte lo scorso 5 novembre. Il presidente Joe Biden, ormai prossimo a lasciare l’incarico, “dovrebbe” limitarsi a gestire le ultime formalità e prepararsi a consegnare le chiavi della Casa Bianca al suo successore, Donald Trump, che governerà per i prossimi quattro anni. Tuttavia, sembra che, tra uno scatolone e l’altro, Biden abbia autorizzato Zelensky a utilizzare missili a lungo raggio contro i russi, con l’obiettivo di forzarli alla pace. Che sia compito del presidente ucraino decidere come difendere il proprio popolo dall’aggressione russa è indiscutibile, ma che un presidente americano appena bocciato dagli elettori continui ad alimentare il conflitto – distante migliaia di chilometri da casa sua – appare una scelta pericolosa. E lo è ancor più per noi europei, vicini al fronte russo-ucraino e direttamente esposti alle conseguenze di questo conflitto. Dopo decenni di relativa pace, l’Europa sembra incapace di prendere le distanze dall’odore della polvere da sparo. Invece di opporsi all’ingerenza americana, esercitata attraverso la NATO – che è sostanzialmente un’estensione della politica statunitense – resta in silenzio, affidando la sicurezza dei propri cittadini a un presidente ormai prossimo alla pensione. È vero che il Parlamento Europeo non ha ancora formato un nuovo governo, benché siano passati quattro mesi dalle elezioni, in parte a causa delle difficoltà linguistiche di Fitto. Ma c’è un limite al tempo e alle azioni che possiamo permetterci di aspettare. Davvero dobbiamo rimanere immobili per altri due mesi, finché Trump non si insedierà alla Casa Bianca e non tenterà di spegnere l’incendio appiccato da Biden? È tempo che l’Europa si assuma la responsabilità di agire. La presidente von der Leyen dovrebbe andare a parlare direttamente con Putin, evitando di delegare questo compito al cancelliere uscente Scholz, e imporre un cessate il fuoco immediato come premessa per avviare negoziati di pace.

Continuare a lasciare che siano gli americani a dettare le regole del gioco in casa nostra significa mortificare ancora una volta la dignità e l’indipendenza dell’Europa. Non possiamo restare passivi in attesa che Trump, nel suo discorso di insediamento il 20 gennaio, annunci un piano per la fine del conflitto russo-ucraino. Ci aspettiamo un moto di orgoglio dall’Europa. Diamo tempo a Fitto per imparare le lingue straniere, ma nel frattempo dimostriamo la nostra autorevolezza imponendo una tregua immediata, non solo in Ucraina, ma anche in Medio Oriente. Perché continuare a delegare agli americani ciò che l’Europa, con la sua storia e il suo peso politico, dovrebbe essere in grado di fare da sola?