Il Fondo

La crisi socialista

La crisi socialista ha radici purtroppo antiche in Italia, essa si è andata consolidando negli anni producendo un certo grado di disorientamento e frustrazione nel corpo elettorale tradizionale e financo in quello che possiamo definire il corpo dirigente di ciò che rimaneva della tradizione politica che abitava nel PSI e nel PSDI;
Va da sé constatare ed ammettere che fu la slavina dell’inchiesta giudiziaria l’origine di questa asfissia politica nella quale non riesce a sopravvivere il socialismo italiano.
D’altronde, vissuto come un’anomalia o come un fastidio il socialismo italiano che pure ha esercitato nella lunga storia democratica del paese un ruolo più che essenziale non ha saputo ritagliarsi un ruolo sulla scena politica nazionale che non fosse di mera testimonianza politica sino a renderlo irrilevante e ridurlo ad un simulacro di quello che ha rappresentato in oltre un secolo di Storia;
D’altronde l’origine della emarginazione socialista dalla vita politica nasce anche dal mancato sfondamento politico dei socialisti negli anni ottanta;
Se da un lato il ritorno alla strategia di centrosinistra effettuato con la scelta di alleanza a cinque con la DC (partiti laici più partiti socialisti) garantì governabilità e stabilità politica dall’altra limitò e separò il terreno di confronto e prospettiva con la sinistra comunista inchiodata al suo rapporto con l’Est nonostante l’affermazione della propria diversità e specificità. (A questo riguardo la falsificazione storica di un PCI spacciato per riformista non ha aiutato io necessario revisionismo in questi trent’anni);
L’inchiesta Mani Pulite che con un effetto paradossale ha cancellato i partiti che tennero una posizione limpida e coerente circa le alleanze internazionali ha rimescolato le carte della politica italiana ma non ha fatto chiarezza sulla funzione essenziale ed il ruolo dei partiti laici e socialisti nella democrazia italiana.
Questo vuoto non è stato riempito e la deflagrazione socialista ha finito per coincidere e conciliarsi addirittura con l’inizio della decadenza delle sinistre in tutto il mondo occidentale. La sinistra accettando nei fatti le politiche neo-liberali (liberiste) affermatesi con la globalizzazione di fatto si è distinta dalla destra più sulle scelte di profilo culturale che socio-economico e questo ha lasciato grande spazio all’affermazione dei populisti che tanto a destra che a sinistra ha rastrellato l’elettorato tradizionale dei socialisti. D’altronde da un lato la cosiddetta “terza via” negli anni novanta ha avuto una stagione di crescita che si è arrestata con la crisi mondiale del Capitalismo Finanziario del 2008; la stessa sinistra americana a cui ha guardato l’esperienza del Partito Democratico in Italia avendo rifiutato la prospettiva socialista ha prodotto una “scissione” ideologica consistente che ha condotto per la prima volta a tentare la scalata alla Casa Banca un esponente di questa tendenza “socialdemocratica” presente nella sinistra americana;
Ora la Crisi Socialista é attutita in Europa sostanzialmente solo dal mantenimento della funzione strutturale dei socialdemocratici in Germania (nazione allergica a sommovimenti di carattere politico) e dalla tenuta nelle più giovani democrazie mediterranee come la Spagna e il Portogallo ma non trova riemersione politica nel nostro paese;
Non si tratta solo del ritardo strutturale e della inadeguatezza del Socialismo organizzato, esso ha molto a che fare con la tenaglia politica che soffocò il Psi nel dopo guerra per la presenza delle armate comuniste e cattoliche e successivamente con il rafforzamento di queste tenaglie apparse prima con l’assorbimento entro le aree del populismo light di Berlusconi e successivamente con l’aggressività del populismo giustizialista e reazionario che ha saputo insinuarsi nei ritardi e nelle contraddizioni della sinistra, del PD in particolare, che non ha saputo né rinnovare la propria offerta programmatica né sviluppare una convincente conversione identitaria verso l’opzione socialista di fatto rifiutata anche in Europa dove ha preteso l’allargamento del gruppo parlamentare alla esperienza “democratica”;
non contribuirà alla ripresa socialista una politica a “fari spenti” né tantomeno una strategia entrista e di fatto rinunciataria all’idea di una possibile “rinascita” socialista.
Essa necessità innanzitutto di un’analisi approfondita che non può scartare le cause di fondo che risalgono alla rottura democratica del 92-94, crisi acuita dalle politiche di accomodamento della sinistra post-comunista dentro il perimetro tradizionale del socialismo democratico senza pagare il dazio del riconoscimento storico alla funzione essenziale della cultura socialista; come nel gioco dell’oca ritornati al punto di partenza la crisi comporta la lunga traversata sapendo che attorno al socialismo italiano non c’è un deserto ma un Capitale di Storie e di sapere politico che non è affatto scaduto o caduto in disuso.
E questi sono gli attrezzi della risposta alla crisi organizzativa del socialismo italiano, non quella politica, attrezzi che bisogna essere capaci di fare funzionare.

 

Bobo Craxi