Il Fondo

Caso Sala: siamo tornati ai tempi del Barbarossa?

Di Sconosciuto - http://images.bridgeman.co.uk/cgi-bin/bridgemanImage.cgi/400wm.FTB.173760.7055475/64192.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8099049

Di fronte all’ennesimo caso giudiziario riesumato a distanza di anni, viene da chiedersi: siamo davvero una grande potenza mondiale, o un Paese che continua a muoversi sotto il controllo di moderni inquisitori? Possiamo definirci uno Stato di diritto, se ogni decisione – anche politica – sembra dover passare per il vaglio di chi interpreta la legge come arma e non come garanzia? La politica italiana accetta passivamente questo meccanismo. La nostra classe dirigente appare spesso compiacente verso chi, anni dopo una sentenza, si riserva il diritto di riaprire il dibattito, lasciando il cittadino in balia dell’incertezza. Nulla è mai definitivo. Nemmeno la morte, a quanto pare. Nel nostro sistema si intrecciano due elementi paradossali: la giustizia, intesa in senso lato, e la furbizia. E a vincere, regolarmente, sono i furbi. Quelli che sanno aspettare, aggirare gli ostacoli, approfittare dell’emergenza per bypassare le regole ordinarie. Perché in emergenza si salta tutto: si va dritti al sodo, spesso fuori dalle norme. Ma su quei terreni scivolosi solo i più esperti riescono a restare in piedi. Il cittadino comune, no. Chi alimenta tutto questo è un sistema giudiziario con il potere – tutto italiano – di riesumare casi archiviati da decenni. Siamo un’anomalia in Occidente, il Paese dei “no”, dove ogni iniziativa viene frenata. Ma se qualcuno propone una soluzione, diventa un bersaglio. È il caso di Giuseppe Sala, commissario unico per Expo 2015, che ha evitato una figuraccia a Milano e all’Italia. Ora, dieci anni dopo, si sollevano dubbi su eventuali compromessi. E anche se ci fossero stati? La vera domanda è: abbiamo dimenticato che i debiti vanno onorati? Pensiamo davvero di risolvere tutto pregando? La fede ha un ruolo, ma nella vita concreta servono responsabilità e scelte. Altrimenti siamo davvero tornati ai tempi del Barbarossa. L’ipocrisia può reggere, fino a un certo punto. Poi diventa complicità. E Roma è il simbolo perfetto di questa contraddizione. La metropolitana è un’opera che tutti sapevano impossibile da realizzare nel sottosuolo, eppure si è andati avanti. Perché? Perché funziona così: si nasconde la testa sotto l’ala protettiva di un potere invisibile, senza nome, che continua a finanziare progetti irrealizzabili, secondo la logica cieca di un’ipocrisia borghese. Nessuno ha mai proposto un’alternativa seria, magari internazionale, che tenesse conto della specificità della Capitale. Nessuno, perché nessuno vuole davvero cambiare le cose. Un collega ha scritto: “Queste cose non succedono a Londra, New York o Parigi”. Ha ragione. Come possiamo pensare di attrarre investimenti a Milano se non garantiamo nemmeno la certezza del diritto? È impossibile farlo in un sistema in cui ogni sentenza è una scommessa, e dove nessuno si assume responsabilità. Nemmeno i sindaci. A loro chiediamo tutto, ma li lasciamo soli, esposti al rischio costante della gogna giudiziaria. Il loro stipendio, se paragonato alle responsabilità, è quasi offensivo. Eppure, se si fermano loro, si ferma tutto: trasporti, ospedali, scuole, imprese, servizi. Il Paese ha retto finché era funzionale alla Guerra Fredda, un pezzo della bilancia geopolitica. Poi è cambiato tutto. Avremmo dovuto rilanciare l’economia pubblica, lo Stato sociale. Invece ci siamo persi. Nella sanità eravamo un’eccellenza. Guardate oggi. C’erano governi che amministravano davvero, capaci di assumersi anche colpe non proprie. Poi qualcosa si è rotto. Ora viviamo di rimpianti. Forse un giorno sapremo perché si è scelto di smontare un sistema che, pur tra mille difetti, funzionava. Forse abbiamo la memoria corta. O forse abbiamo smesso di riconoscere chi è stato davvero il miglior ministro degli Esteri che questo Paese abbia avuto.

Scusatemi. A volte la memoria si perde nel passato e dimentica il presente.

Caso Sala. Ma siamo davvero tornati ai tempi del Barbarossa, o è rimasto tutto com’era e non ce ne siamo nemmeno accorti?