Il Fondo

Caval donato, orgoglio e pregiudizio

Quando nel 1948 arrivarono in Italia i soldi del piano Marshall l’opinione pubblica si divise. Il Fronte popolare, sovranista ante litteram, voleva rifiutarli: e così perse le elezioni.
Ma anche la destra confindustriale, che influenzava non poco la Dc, pretendeva di usarli senza condizioni: tanto da indurre Paul G. Hoffman, l’imprenditore statunitense che aveva accettato l’incarico di coordinare gli aiuti Usa all’Europa, a stendere nel 1949 un pepato Country Study che accusava il governo italiano di disperdere a pioggia i finanziamenti.

Fu grazie a questa ingerenza che i (pochi) riformisti operanti all’epoca nel nostro paese (i dossettiani nella Dc, La Malfa e Saragat fra gli alleati della Dc, e quanti nella Cgil elaborarono il Piano del lavoro) trovarono una sponda per dare seguito ai loro progetti: e così avemmo la Cassa del Mezzogiorno, la riforma agraria, il piano Fanfani per la casa, il piano Sinigaglia per la siderurgia e quello di Reiss Romoli per la telefonia, nonché il rilancio dell’Iri e dell’Eni.

Ovviamente non mi sfuggono le differenze fra il piano Marshall e il Mes: fra l’altro il primo erogava quattrini a fondo perduto, mentre il secondo concede prestiti. Ma non mi sfugge neanche la miseria del sovranismo. Quello di sinistra, allora, era un sovranismo peloso, teso com’era ad assicurare all’Italia la sovranità limitata poi concessa ai paesi dell’Est nell’ambito dell’Impero sovietico. Ma anche il sovranismo di destra non scherzava, con la sua pretesa di ricostruire tutto il nostro apparato produttivo “dov’era e com’era”, senza rinunciare neanche al protezionismo.
L’ingerenza straniera, quindi, non è stata quasi mai negativa per la nostra economia. Non lo fu quando la creazione della Comunità europea ci impose di accettare le regole del libero scambio: e non lo è stata neanche quando l’adesione all’Unione monetaria ci ha messo al riparo da crisi devastanti come quella che Amato e Ciampi dovettero affrontare fra il 1992 ed il 1993.
Ora per giunta il ricorso al Mes ci viene offerto senza condizioni (mentre è difficile immaginare che l’eventuale Pandemic crisis credit line possa funzionare senza una cabina di regia in seno alla quale l’Italia non disporrebbe di una golden share): non si capisce quindi di che si discuta in seno alla maggioranza.
L’unica cosa che si capisce è il richiamo della foresta sovranista che subiscono i 5 stelle: un po’ poco per mettere a rischio il futuro del paese.

Luigi Covatta