È accaduto esattamente ciò che era nell’aria! Il referendum è stato affossato dall’astensionismo. Si ragionerà sullo strumento referendum, troppo inflazionato. Sulla necessità che venga eliminato il quorum. E sulle responsabilità politiche. Ecco su questo bisognerà riflettere. Nessun dubbio che politicamente escano coerenti a sostegno della casta il Pd, il M5S e la Pravda populista e giustizialista del tribuno Travaglio. Per tacere di gran parte, con qualche isolato distinguo, della stessa casta dei magistrati. Lo sapevamo, era nota la loro posizione, quindi nessuna meraviglia! Ciò che però emerge in modo chiaro è l’ipocrisia, l’inattendibilità ed il vuoto politico culturale del maggior partito che ha promosso i referendum organizzando la raccolta delle firme. La Lega! Si diciamocelo. Non esiste un destino (il voto in un giorno, l’assordante silenzio informativo dei media) ma esiste l’incapacità di essere un partito con una visione! Lega ipocrita, inattendibile e vuota culturalmente e politicamente perché incapace di darsi una fisionomia sul tema giustizia che travalichi l’esigenza immediata di acquisire consensi con like sui social o vacuamente sufficienti a far incrementare i consensi nei sondaggi. Ricordiamo la Lega col cappio in parlamento, fulgido esempio di garantismo e spirito giuridico. Ricordiamo la Lega prona nel ridicolizzare il parlamento votando che Ruby era la nipote di Mubarak per sottrarre alla giustizia Berlusconi. Ricordiamo la Lega prona nel votare le leggi ad personam di Berlusconi facendo scadere il garantismo alla stura di macchietta. Quale credibilità allora, se usciamo dalla ricerca contingente del consenso sondaggistico? Nessuna. Un leader che ha ridicolizzato anche le primordiali ragioni territoriali della Lega per trasformarlo e trasformarsi in quinta colonna delle ragioni putiniane, magari prezzolate. Una indecenza profonda per la storia del nostro Paese. Indecente e ridicola come non lo è mai stato il rapporto fra PCI ed URSS che viaggiava sul filo conduttore di un ideale politico e culturale, si sovvenzionato ma appunto ideale. Quale il filo politico e culturale alla base delle posizioni di SalvinI? Con l’obiettivo di guadagnare consensi mette in campo iniziative che rifuggono dalla coerenza tra un giorno ed il successivo, destabilizzano la credibilità di un intero Paese, espongono lo stesso Paese ad essere terra di conquista di mercenari che pagando comprano voti parlamentari e forze politiche al fine di condizionarne la politica interna ed estera. Quale meraviglia se l’unico obiettivo rispetto a questi referendum era quello di cavalcarne l’eventuale vittoria ai fini della destabilizzazione interna o, come avvenuto, in caso di sconfitta di gettare discredito su tutto ciò che è diverso da se per continuare la destabilizzazione in altro modo? Dice ora Salvini cambieremo al giustizia una volta al governo. Altra ipocrisia ed inattendibilità: nell’ultimo trentennio la Lega è stata al governo diverse volte, compreso con i contigui M5S, quando mai ha voluto veramente riformare la giustizia? Come dare torto a chi lo ha accusato di vendetta contro la magistratura? La sodale uscita, ormai bolsa e caricaturale, di un Berlusconi ombra di se stesso, stanno lì ad evidenziarlo! Il mio grazie va a quei cittadini che hanno dato credibilità allo strumento andando a votare e votando in maggioranza per l’abrogazione. Come socialisti continueremo una battaglia in punta di coerenza che non nasce e non è mai stata per la ricerca del consenso. La forza che ci manca è per la costruzione del consenso. Ma questo è un problema che oggi riguarda tutto il panorama politico e che consente a piccoli interessi (rispetto all’interesse generale) di essere pericolosamente determinanti per gli scenari politici. Ci vuole politica, abbiamo solo like social. E domani vedremo i riflessi politici delle elezioni amministrative!
Aldo Repeti