In un momento a cavallo del terzo millennio si è verificato un eccesso di cause civili ed anche penali da parte di pazienti che chiedevano i danni ai medici a cui attribuivano errori diagnostici, chirurgici ecc.., questo ha portato il sistema sanitario a difendersi con l’applicazione di protocolli. Esempio: ‘se hai sessant’anni ed il mal di testa da due giorni ti somministro l’aspirina, se poi muori perché eri allergico alla molecola specifica me ne dispiaccio, ma io medico ho seguito le indicazioni e non ho responsabilità perché mi sono avvalso delle regole scritte da un burocrate’. Insomma, con l’avvento del Covid il grande ombrello del protocollo si è aperto a dismisura ed è caduto fragorosamente il pilastro portante della medicina tradizionale: l’anamnesi de visu del paziente, la palpazione, l’auscultazione e solo infine la prescrizione di un farmaco od il suggerimento di fare approfondimenti specialistici, diagnostici, prima di una cura ad hoc o di un intervento chirurgico! Oggi, sopraggiunta la pandemia, c’è stata una accelerazione della cura del paziente in base ai sintomi che lo stesso malato o un familiare fornisce al medico per telefono il quale, seguendo un protocollo precostituito, cura una presunta malattia in base all’anamnesi dello stesso paziente che descrive i suoi malanni dopo aver consultato preventivamente l’oracolo della rete: una follia! Forse è anche per questo che abbandonata, o quasi, la strada della prevenzione e preso per buoni i consigli di Dio internet, i Pronti Soccorso sono diventati l’ultima frontiera della medicina che quasi paradossalmente interviene quando stai per esalare l’ultimo respiro. In breve abbiamo chiuso i cordoni della borsa per l’ordinaria manutenzione della salute: agiamo sempre in emergenza. La medicina a pagamento, invece, segue un percorso diverso, addirittura inverso, non dispone di emergenza-urgenza, ma ha mantenuto scrupolosamente il metodo tradizionale. Segue il paziente passo passo, nel senso che gli cammina proprio accanto per l’intera durata della malattia come un personal trainer in palestra che suggerisce di fare certi esercizi in funzione delle caratteristiche fisiche della persona che allena…quando paghi non c’è un protocollo uguale per tutti! Quale sia il metodo migliore ai fini del risultato finale non lo sappiamo perché le statistiche non sono immediate, ma sembra che dopo decenni di crescita di aspettative di vita proiettate verso l’alto ora la curva stia scendendo: si campa meno.
Chiosa: non capisco perché mi viene da citare la filastrocca-scioglilingua ‘sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa. Mah, forse la leggo come una metafora che sta ad indicare che dopo mezzo secolo di illusioni il ceto medio ha strambato e torna alla boa da dove è partito!
Con il protocollo salviamo il medico ma ammazziamo il paziente