Mi sembra una mossa poco intelligente non aver rimandato la sentenza a dopo il mandato presidenziale di Donald Trump, proprio a pochi “secondi” dal suo insediamento ufficiale alla Casa Bianca. Se, invece, ci sono motivazioni che ci sfuggono, come l’intenzione di tenere il tycoon sotto controllo, aspettando il momento giusto per infliggergli un impeachment con l’aria di dire: “Ve l’avevamo detto che era un ‘poco di buono’”, allora l’azzardata sentenza avrà avuto le sue ragioni. Staremo a vedere. In ogni caso, comunque vada, saremo sempre noi cittadini a pagare il prezzo dei giochi di potere dei potenti. E se qualcuno tra noi riuscirà mai a trovare un governante che faccia davvero gli interessi della gente, non dimentichi di fischiare. Irritato? Certo, gli intrighi di palazzo non hanno mai giovato al popolo, che vive nell’illusione di essere libero e democratico, solo perché può scrivere sulla rete la prima scemenza che gli passa per la testa, ricevendo in cambio il plauso di chi clicca emoticon ad ogni sciocchezza. Ecco, questa è la “libertà” che volevamo, affidando a quattro “pupari” interplanetari il potere di giocare con le nostre vite, condizionandole? Pensate un po’: se davvero Trump dovesse riuscire a mettere fine alla guerra russo-ucraina, come reagiremmo? Noi probabilmente bene, ma che dire di chi vive dei conflitti? Siamo sempre lì: prima di parlare con la pancia, sarebbe sempre meglio riflettere. Eppure, i social sono qui proprio per impedirci di riflettere, trasformandoci in una massa di persone che spara raffiche di scemenze. Certo, in mezzo a tanta superficialità si trovano anche spunti di genialità, ma ormai è quasi impossibile distinguerli. Nel mondo che conoscevamo, Donald Trump, dopo quanto successo a Capitol Hill, non avrebbe nemmeno potuto partecipare alle primarie, figuriamoci alle presidenziali. Eppure oggi tutto è cambiato. Un Elon Musk qualsiasi compra Twitter, lo trasforma in X e voilà, il gioco è fatto: Trump risale in sella e taglia il traguardo. Si tratta solo di parole, di comunicazione, mentre assistiamo al gioco delle tre carte: “asso vince, donna perde”. Non è forse vero che al-Jolani, considerato un terrorista internazionale e con una taglia sulla testa, oggi governa la Siria dopo che il termine “terrorista” è stato sostituito con “primo ministro”? È solo questione di come si comunica, di quali interessi si servono: sei rispettabile quando fa comodo e un delinquente quando fa comodo, fino al ribaltamento del giudizio, che inverte i ruoli e le parole.
Una magia? Sì, diciamo così, una magia. E Donald Trump lo sa bene, ed è per questo che quella sentenza, per quanto giusta, doveva essere rimandata. In questo modo, avremo un presidente ancora più rabbioso e determinato. Nulla di nuovo, basta saperlo.