Il Fondo

Cosa ci insegna il ticket Biden-Harris

E’ un dato di fatto che grazie al ticket, nelle presidenziali americane, è stato possibile un riequilibrio interno ai democratici che ha consentito di battere Trump. La volitiva e combattiva giovane Harris è molto di più di una compagna di viaggio perché completa la figura di Biden, una sorta di polizza assicurativa rispetto all’incognita dei 78 anni di Biden di fronte al compito usurante della Presidenza, prima sotto forma di sgravarlo in alcuni adempimenti istituzionali e gestionali, in secondo luogo per garantire una sintesi con l’ala liberal, grazie alla quale il partito democratico è stato molto più unito che sulla candidatura Clinton. C’è stato perfino chi ha ipotizzato che la vicepresidente rischia di oscurare Biden al punto da prefigurare un possibile passaggio del testimone in corso di legislatura. Perché le molteplici finalità che il ticket consente dovrebbe scuotere e far riflettere in Italia politici e politologi? Interrogativi che mi permetto di richiamare ai diretti interessati. Parliamo dell’opzione che va per la maggiore nel PD e per il suo Segretario Zingaretti: il perseguimento del campo largo per cementare il centrosinistra in alternativa all’altro per adesso della destra-centro. Incominciando dal rapporto PD-M5stelle non si può sottacere il pericolo temuto dalla base grillina che l’alleanza con un partito strutturato come il PD rischia di provocare l’omologazione per perdita di visibilità. Campo largo sì ma leadership strette coese. Ebbene il ticket consentirebbe maggiore visibilità e solidarietà tra le forze maggiori che compongono i due campi avversi con un vantaggio ancora maggiore, di cui non c’è traccia nel confronto politico, quello di rimuovere una barriera istituzionale alla crescita ed all’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto. Alludo alla norma che contempla lo scioglimento della rispettiva assemblea quando il suo vertice, sindaco o presidente, per un qualunque motivo lasci l’incarico, una misura non prevista in nessuno stato federale o aspirante tale, che normalmente attinge tra gli elementi di spicco formatisi alla scuola non ideologica delle autonomie locali. Sempre per favorire l’osmosi di classe dirigente come non sottolineare l’innaturale doppia veste a cui sono costrette personalità come Zingaretti, Presidente di Regione e Segretario nazionale del PD e dei suoi aspiranti successori nelle stesse sue condizioni di dover reggere due fronti ciascuno del tutto assorbente. Scartato un ritorno al passato, al potere alle assemblee, il ticket assicura la continuità delle istituzioni ed in questo senso, alla prossima tornata amministrativa si potrebbe tranquillamente attingere al personale più qualificato senza la mannaia dello scioglimento. Ammesso e non concesso che una legge nazionale per l’introduzione del ticket non dovesse essere accettata dai molti interessati, grazie all’autonomia regionale, si potrebbe partire da una o più regioni. Una norma transitoria, a partire dal secondo mandato, prevede che nelle more dell’insediamento del ticket a seguito delle elezioni, all’avvicendamento provvedano le assemblee. La ragione dal secondo mandato intende garantire che il primo, essendo formativo, sia espletato nella sua interezza, mentre dal secondo, non ci siano impedimenti diretti o indiretti a consentire l’osmosi versi livelli superiori. E’ doveroso ricordare che nella scorsa legislatura il senatore Claudio Moscardelli ha presentato un disegno di legge che nell’introdurre il ticket prevedeva che fosse applicata anche a questo livello la diversità di genere, una testimonianza dell’apprezzamento profondo per l’altra metà del cielo, ancora fortemente penalizzata. La stessa proposta a fine legislatura fu presentata alla Camera dall’on. Federico Fauttilli.