Sono trascorsi esattamente ottant’anni dalla celebrazione della conferenza di Yalta. Da lì è uscito il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a ieri. La cortina di ferro di churchilliana memoria ne è stato il simbolo e la garanzia. Crollata l’URSS e con essa quell’equilibrio armato si sono risvegliati pruriti e vagheggiamenti di potenze dormienti. Vecchi imperi nostalgici e nuovi nazionalismi arrembanti hanno animato l’intervallo di tempo dal 9 novembre ‘89 sino a oggi. Un caos policentrico sembrava prendere forma sui piani economico, tecnico e politico non disdegnando l’uso della forza bruta dentro e fuori i confini consolidati. In questo frangente gli Stati Uniti sembravano essere i pazienti anziché i medici come erano stati, invece, per decenni. Tutto ciò è montato fino all’elezione del secondo Trump. Il tycoon sembra aver capito che i nemici è meglio sceglierseli che farli emergere anarchicamente. Ecco allora proporre tra il serio e il faceto un nuovo ordine generale basato su tre potenze anziché sulle due storiche. Il triangolo scaleno tra USA, Russia e Cina diviene il nuovo recinto del nuovo mondo in riassetto. Gli altri dovranno accontentarsi di fare le potenze regionali in alleanza con una o due delle tre. Quello che ha cementato il patto di ostile collaborazione tra Est e Ovest negli ultimi ottant’anni è stato la deterrenza nucleare. Chi aveva la bomba poteva sedere, parlare e decidere, quota parte ovviamente, nei consessi ufficiali e ufficiosi. Gli altri si dovevano trovare un protettore. Dopo la caduta del Muro quella regola di bazzica è sembrata prima vacillare poi non valere più nulla fino all’arrivo di Trump. Secondo me prima di arrivare a questa conclusione ha pure provato ad agire blandendo l’arma dei dazi ma ha capito, o meglio glielo hanno fatto capire, che non era una via percorribile. Ecco allora che la Russia lancia il nuovo missile balistico intercontinentale e Trump e Xi annunciano che faranno test nucleari. Insomma, sembrano dire all’unisono: famo a capisse per tutti i ribelli che non c’è trippa pe’ gatti e non ci sono seggiole vuote al tavolo dove si decide. L’Unione europea sembra Cenerentola bullizzata dalla matrigna e dalle sorelle gelose in attesa del ballo al palazzo del Principe Azzurro. Ecco perché tutte le forze politiche dovrebbero avere al primo punto dell’agenda politica la costruzione degli Stati uniti d’Europa. Ecco perché ogni tentennamento o surrogato sulla via preferenziale al superstato continentale è da considerarsi tradimento dell’interesse nazionale. O ci salviamo come europei o non ci salviamo come italiani. Questo deve essere chiaro a tutte e tutti. Allora invece di fare il solletico alla premier su fantasiosi e strumentali attacchi alla democrazia italica bisognerebbe chiederle conto sul progetto unitario. Giorgia, ci stai o no? Ci stai a costruire uno stato federale che sia indipendente e quindi autonomo su politica, economia, tecnica e difesa? Basta consentirle di nascondersi dietro un ambiguo iper-atlantismo a dispetto del diritto dovere di rivendicare un sano e salutare sovranismo europeo. Questa è una battaglia che vale la pena combattere. Sveglia politica italiana, sveglia partiti di centro sinistra, sveglia e Avanti!
Gianluca Quadrana