Le persone disposte a dare sono sempre meno, mentre aumentano esponenzialmente quelle che pretendono. Entrare nel merito di questa tendenza significherebbe perdersi nel labirinto delle ipotesi, che lasciamo volentieri agli studiosi. A noi giornalisti spetta il compito di fotografare la situazione e raccontare i fatti che accadono ogni giorno. L’insoddisfazione dei cittadini occidentali è nota da decenni, e da decenni facciamo finta di non accorgercene, perché non c’è ancora una soluzione. Le lancette dell’orologio sembrano ferme agli anni Sessanta, ma nel frattempo la grande spinta post-bellica ha perso vigore, portandoci alle soglie del terzo millennio, che certo non potrà essere governato come se fossimo ancora nel Novecento. Anche solo perché le informazioni, un tempo privilegio di pochi, sono diventate patrimonio di tutti: Internet insegna. Se non vedo che indossi un bell’orologio, non posso desiderarlo, né provare rancore verso chi lo possiede. Prima c’è stato un grande movimento verso le città, poi verso quei Paesi che, comunque li si consideri, offrono l’idea concreta di speranza. Tutto ciò ha allertato le classi medie, che d’improvviso si sono rese conto di erodere i propri risparmi senza possibilità di reintegrarli, creando così momenti di frizione rispetto all’“accoglienza”. Possiamo dire di aver toccato il picco più alto quando un partito, solo un lustro fa, ha decuplicato i propri consensi chiedendo di limitare l’immigrazione economica. Dati di fatto incontestabili, che ci limitiamo a riportare. Anche il racconto di chi sosteneva di aver debellato la povertà ha scatenato reazioni in chi ha pensato che fosse vero. Oggi le notizie si muovono su scala planetaria in un attimo, e i poteri forti, spesso invisibili, che tirano le fila stanno osservando con attenzione la situazione, avendo compreso che per placare le ansie della democrazia non è più sufficiente lo sciroppo miracoloso venduto nel vecchio West a fine Ottocento. I diritti e i doveri di allora erano ben diversi da quelli di oggi, e soprattutto la popolazione mondiale era di gran lunga inferiore. Le democrazie, così come le abbiamo conosciute finora, sono oggettivamente sotto stress e rischiano un pericoloso attacco di panico dalle conseguenze inimmaginabili. Basti pensare all’attentato contro Trump ordito da un ventenne che, con il suo folle gesto, ha finito per contribuire alla vittoria del tycoon. Chissà, forse nella democrazia di domani i diritti e i doveri dovranno essere riequilibrati, ponendo maggiore attenzione alle fragilità dell’uomo, sollecitato da una tale quantità di informazioni da non riuscire più a elaborarle.
Una democrazia sotto stress, dunque, che dovrà ritrovare il proprio equilibrio con l’aiuto di tutti noi.