Il Fondo

Di quali dazi stiamo parlando?

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Nel mondo arabo dei suk, la trattativa è un’arte antica. Il prezzo non è fisso, spesso nemmeno esposto. Il commerciante chiede: “Quanto mi offri?”, e la contrattazione può durare ore, un tempo persino giorni. Non ci si offende se, ad una richiesta di 100, si risponde con un’offerta da 10. Ma una volta raggiunto l’accordo, il prezzo è sacro: un solo centesimo in meno e il venditore ritira la merce, guardandoti come un inaffidabile.

È a questo modello che sembra ispirarsi Donald Trump nel suo secondo mandato. Da mesi porta avanti una strategia di dazi a geometria variabile: un giorno li minaccia a mille, il giorno dopo li dimezza, poi li riduce ancora, per infine rilanciarli. Una tattica caotica, che confonde gli interlocutori. A uno dice 2.000, all’altro 500. Intanto, i mercati oscillano, gli speculatori si muovono, e in Europa i cittadini pagano il prezzo dell’instabilità. A questo gioco, però, si sta dando troppa importanza. L’allarme continuo, il timore del disastro imminente, impediscono reazioni lucide. Il paragone con i suk è fuorviante: lì le regole sono chiare e rispettate. Qui no. Siamo di fronte ad una teatralità tutta americana, quella dei venditori ambulanti del West, che promettevano pozioni miracolose. Le tecnologie futuristiche, le missioni spaziali, il complesso militare-industriale statunitense: tutto questo è finanziato da un’economia globale che continua ad accettare e sostenere il dollaro. Ma la quantità di valuta in circolazione è sfuggita di mano anche agli stessi americani. Per questo, ogni volta che la centralità del dollaro come moneta di scambio è minacciata, la risposta è sempre la stessa: una guerra. Un inciso storico: quando Saddam Hussein e Muammar Gheddafi presero in considerazione l’idea di vendere petrolio in una valuta diversa dal dollaro, furono entrambi eliminati. Le giustificazioni ufficiali restano controverse. Oggi, i dati parlano chiaro: il debito lordo degli Stati Uniti si avvicina ai 40.000 miliardi di dollari. Un’enormità sostenuta anche da paesi che continuano a importare armi e gas a prezzi elevatissimi. Trump, intanto, prosegue nella sua narrazione. Accusa l’America di essere stata “truffata” per decenni, in particolare dall’Europa, e recita il ruolo della vittima generosa. Come nel caso dell’Ucraina, dove l’appoggio militare è stato accompagnato dalla richiesta di accesso alle terre rare, una risorsa strategica che fa gola a Washington. In realtà, di disinteressato non c’è mai stato nulla. Solo interessi, gestiti finora con pragmatismo. Oggi però il confronto commerciale assume i contorni di una farsa. Si parla di dazi come in un mercato orientale, ma ancora non è chiaro di quali dazi si tratti. Il quasi accordo USA UE delle ultime ore parla del 15%, ma sarà davvero così? Intanto le Borse arricchiscono quelli che sanno..