Cultura

Diana Policarpo a Torino: Liquid Transfers contro l’allucinazione di massa

Ancora pochi giorni per vedere l’installazione vincitrice del Premio Illy Present Future 2021 nelle sale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Diana Policarpo espone qui, fino all’8 gennaio, la sua “Liquid Transfers”. Una luce soffusa sui toni del verde accoglie il visitatore, che si accomoda davanti al triplice schermo su cui scorrono le immagini proposte dalla giovane artista portoghese che stavolta ci porta nel mondo della segale, o meglio dell’escomicete che la colonizza per diffondere le sue spore tossiche, quelle conosciute come ergot.
Come nei suoi precedenti lavori, la Policarpo riesce a collegare storia, antropologia culturale, biogenetica e politica, incrociando il genere documentaristico a quello della fiction speculativa. “Liquid Transfers” è un’installazione audio-video multicanale, ultimo e più recente episodio di una specifica ricerca condotta dall’artista partendo dall’universo dei funghi per approdare alle implicazioni economiche, sociali e politiche del loro utilizzo. Protagonista dell’opera è la Claviceps purpurea, il parassita della segale noto fin dal medioevo come causa dell’ergotismo, un’intossicazione alimentare foriera di bruciori, spasmi muscolari, allucinazioni e cancrena. Piccole dosi di ergot erano utilizzate già nell’Anno Mille da guaritrici e ostetriche per praticare aborti o per trattamenti pre e post parto. Paragonando la vita dei parassiti (come appunto l’ergot) alle dinamiche degli esseri umani, la Policarpo ne denuncia poi l’utilizzo nei primi programmi militari sperimentali del secondo dopoguerra e sottolinea i successivi processi di capitalizzazione scientifica, medica e bellica che hanno reso l’ergot una valida giustificazione alle scorrerie immorali per ottenere una sicura fonte di guadagno. In questo modo “Liquid Transfers” evidenzia i punti di incontro storici tra il fungo (o la stessa Natura, in fin dei conti) e le strutture di potere della società. Intrecciando ecologia, politiche di genere e salute, l’opera propone un’analisi speculativa della relazione tra sfruttamento delle risorse naturali e sistemi di costruzione e controllo del comportamento sociale.
L’ergot è contenuto nell’escrescenza tipica della segale, che quando compare fa mutare la denominazione e la natura stessa del cereale in “segale cornuta” proprio per la presenza di questa sorta di corno in cui si concentrano le spore tossiche del fungo. Il contagio avviene grazie agli uccelli, agli insetti, ma anche direttamente ad opera dei contadini incaricati di falciare e raccogliere il cereale contaminato, o dei panificatori che adoperano segale cornuta (meno costosa) invece di segale edibile (più pregiata). Nella storia sono molteplici gli esempi di ergotismo di massa: trattandosi di segale, infatti, fino all’era industriale le masse erano solite consumare questo tipo di cereale piuttosto che orzo o grano, che richiedevano lavorazioni più attente e più dispendiose.
Già in epoca classica alcuni studiosi rilevano la diffusione dell’ergot, specialmente nei riti greci dei misteri eleusini, quando i partecipanti lo ingerivano sia bevendo (il kikeon) sia mangiando (pane cucinato con grano contaminato dalla claviceps purpurea).
Nel medioevo lo chiamavano “fuoco di Sant’Antonio”, o “fuoco sacro”, ma in realtà era proprio ergotismo da segale tossica: lo sapevano bene i medici francese che nel 1676 proibirono l’utilizzo della segale nella panificazione. La famigerata caccia alle streghe di Salem a fine ‘600 va ricondotta all’ergotismo, che si ritiene anche responsabile delle allucinazioni dei pastorelli a Fatima o a Lourdes. Nel 1818 la segale cornuta fu introdotta ufficialmente in ostetricia, e non solo; gli oltre cinquanta alcaloidi riscontrati nella segale cornuta possono catalogarsi in tre grandi gruppi: ergotamina, utilizzabile nella cura dell’emicrania, ergotossina ed ergometrina, indicata per regolare le contrazioni post-partum e nelle endometriti. Solo nel 1943 il chimico svizzero Albert Hofmann ha documentato gli importanti effetti psichedelici degli alcaloidi estraibili dall’ergot, primo fra tutti l’acido lisergico e il suo derivato più potente, la dietilamide (LSD).
Ma tra quelli collegati all’ergot, l’evento più discusso e che ha catturato l’attenzione di Diana Policarpo è quello verificatosi nella piccola cittadina rurale di Pont Saint Esprit e passato alle cronache come “caso del pane maledetto”. Nell’agosto del 1951 l’intera popolazione di questo piccolo paese adagiato lungo il Rodano francese fu vittima di una pesante allucinazione di massa. Se in principio furono accusati i panettieri, per aver utilizzato nei loro forni la segale cornuta al posto di altri cereali incontaminati, ulteriori ricerche riuscirono a spostare l’accusa su ben altre origini. La truffa dei mugnai non fu mai seguita da alcuna netta sentenza nè da alcuna condanna formale dei responsabili: questo è bastato per nutrire diverse tesi complottistiche, tra le quali una che addita come responsabile la Guerra Fredda, considerando la presenza nei pressi di Pont Saint Esprit di uno dei più grandi stabilimenti chimici e sperimentali dei laboratori Sandoz. Alcuni storici ritengono che proprio la Sandoz era stata commissionata dalle potenze alleate di elaborare nuove armi chimiche/batteriologiche da utilizzare in caso di attacchi sovietici. Questa teoria è riproposta oggi dalla Policarpo nella sua video installazione, ma senza alcun fare inquisitorio: piuttosto, l’artista vuole farci riflettere su come cattive informazioni e peggiori confronti dialettici possano nuocere significativamente all’armonico equilibrio della società. Il messaggio dell’artista è limpido, quindi: possiamo usare la natura a nostro vantaggio, o soccombere ad essa. La chiave di lettura di Liquid Transfers sta nella capacità che avremo di rispettare anche le parti potenzialmente dannose di questo mondo, se insieme decideremo di abbandonare i falsi miti e operare verso un unico scopo comune di crescita e salvezza.