Il Fondo

È ancora sostenibile aiutare l’Ucraina senza limiti?

Le guerre distruggono tutto e impoveriscono tutti. È una legge antica. Si perdono case affetti risparmi aziende terre infrastrutture e spesso anche la fiducia nel futuro. Poi arriva la ricostruzione e il solito boom che funziona solo se nessuno torna sui conti del passato. Così è sempre andata. Nel caos però c’è chi si arricchisce. Truffatori trafficanti politici compiacenti che si muovono meglio quando tutto crolla. È realistico pensare che accada anche nei 56 conflitti aperti e in Ucraina dal febbraio 2022. Lì dove la guerra è raccontata come epica ma gestita come un enorme centro di spesa incontrollata. Zelensky ha cacciato vari funzionari per corruzione ma la storia si ferma qui. I dettagli non arrivano. L’Europa sembra preferire il silenzio per non ammettere di essere stata ingenua. Ha mandato soldi armi tecnologia ma non ha preteso un controllo serio. Nessun bilancio mensile. Nessuna verifica sulle forniture. Nessuna certezza su come siano stati bruciati miliardi. Intanto emergono arricchimenti sospetti tra dirigenti e intermediari mentre la popolazione è allo stremo e tanti giovani si nascondono non dal nemico ma dalla leva militare. Sanno che andare al fronte significa rischiare la vita per una guerra che appare sempre più lontana dalla loro. Si ha la sensazione che qualcuno stia già preparando la resa dei conti. E il capro espiatorio designato sembra essere proprio Zelensky che continua a lanciare allarmi all’Europa. Dice che la Russia potrebbe aggirare Kiev entro cinque anni e puntare su Berlino Parigi Roma. Chiede altro denaro altre armi altra fiducia. Ripete che se cade l’Ucraina crollerà l’intero continente. Ma il tono da profeta alla Nostradamus non basta a cancellare le ombre interne. Ombre fatte di favoritismi appalti gonfiati funzionari compiacenti che si riempivano le tasche mentre Bruxelles apriva il portafogli. È questo che oggi pesa come una pietra sull’opinione pubblica europea. Non è stanchezza. È sospetto. È la sensazione che il sostegno all’Ucraina sia diventato un dovere morale gestito però con leggerezza politica. E che continuare senza limiti non sia più sostenibile senza chiedere finalmente la verità su come sono stati usati i soldi di tutti noi.