La Germania che di realpolitik ha fatto scuola ha toccato un nervo scoperto: usare i beni russi congelati nelle banche europee per finanziare l’Ucraina. È un’idea che circola da mesi, ma ora prende forma politica. Significa armare Kiev con il denaro di Mosca per difendersi da Mosca. E rappresenta a tutti gli effetti un salto di qualità nella partecipazione occidentale al conflitto. Altro che droni abbattuti o aerei russi in assetto di guerra ai confini NATO: questa è la miccia che può accendere l’escalation. Una bomba a orologeria che ha come sempre un solo innesco: il denaro. I tedeschi storicamente lo sanno bene. Un secolo fa dietro la persecuzione degli ebrei c’era anche la brama di beni e patrimoni. Oggi si rischia di ripetere l’errore sotto nuove bandiere. Perché tutto può essere tollerato – amici, amori, tradimenti, persino la guerra – ma non la mano nel portafoglio. Chiunque abbia assistito ad una lite familiare per qualche banconota “sparita” sa di cosa parliamo. Non importa se hai preso a pugni un compagno o distrutto il motorino: nulla scatena più ira del furto di denaro, anche in casa. Cortés distrusse gli Aztechi per molto meno dell’oro che oggi giace congelato nei caveau occidentali. E lo fece con l’appoggio dei nemici interni dell’impero. Oggi la storia rischia di ripetersi, ma con testate nucleari. Se l’Europa decidesse davvero di trasformare quei beni in finanziamenti per Kiev, dovrebbe farlo sapendo che Mosca reagirà. E reagirà duramente. Putin può sorvolare i confini, mandare segnali militari o sfidare la NATO con mosse simboliche. Ma se gli toccano i soldi cambia tutto. E Ursula von der Leyen, pronta a indossare l’elmetto della resistenza democratica, rischia di passare alla storia non come leader europea, ma come capo di una coalizione in guerra. Anche i governi dei 27 una volta varcata questa soglia sarebbero costretti a restare saldamente al timone nel mezzo della tempesta. Compreso Zelensky, che pure ha dichiarato di volersi ritirare a pace fatta per permettere al Paese di votare senza di lui. Ma una pace è possibile solo se nessuno getta benzina sul fuoco. E su Putin si può anche provare a fare pressione politica o diplomatica. Però una cosa è certa: potete toccargli il naso, ma non toccategli i soldi.
Ecco l’atto di guerra: l’esproprio dei beni russi per sostenere l’Ucraina