Opinioni e commenti

Essere o sembrare

Questo è il trentennale interrogativo che “affligge” l’italica penisola laddove gli “italioti”, ancora in buona parte suggestionati da una studiata regia di psicologia delle comunicazioni di massa proveniente dall’estero, furono attratti da un mantello rosso agitato come quello che nella corrida usa il torero. Il toro non è capace di distinguere il rosso e, quindi, si scaglia infuriato contro il mantello del torero per istinto e per il movimento del bersaglio senza rendersi conto che dietro non c’è nulla.
Alcuni anni fa, dopo moltissimi tentativi, e precisamente ad ottobre del 2017 nacque la Corte penale internazionale dell’Aia. I paesi che vi hanno aderito sono 123. Altri 32 paesi hanno, invece, firmato ma non ratificato il trattato. Fra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza non vi hanno aderito Stati Uniti, Cina e Russia le tre super potenze che, con le loro geopolitiche, interferiscono nelle vicende in terra altrui.
Per cui la domanda che sorge spontanea è: ed allora a cosa serve se mancano, fra i tanti, proprio loro?
Per essere precisi la competenza della Corte è limitata ai crimini più seri e gravi che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra crimina iuris gentium e, di recente, anche il crimine di aggressione. La Corte ha, naturalmente, una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire se e solo se gli Stati non possono o non vogliono agire per punire crimini internazionali.
Come si diceva gli USA che, pur avendo sottoscritto lo Statuto di Roma nel 2000, ad oggi non l’hanno mai ratificato, ma addirittura nel 2002, l’allora presidente George W. Bush, revocò la firma ed il potente Congresso di Washington ha fatto orecchie da mercante fino ad oggi. Il loro timore è che un qualsiasi cittadino o istituzione americane possano finire sotto una qualsiasi giurisdizione straniera. A fronte del loro consolidato e formale “politically correct” in cui a parole alzano al cielo sacri principi poi, nei comportamenti effettivi, vige un solo dogma: la difesa degli interessi americani sopra di tutto e tutto ciò a prescindere dal colore dell’inquilino che occupa transitoriamente la Casa Bianca. Però, la responsabilità di questo inevitabile modo di porsi non è la loro che devono assolvere, volente o nolente, il pesante compito di Grande Potenza che è costretta a fare il poliziotto del mondo. La responsabilità è di quelli che ci credono o fanno finta di crederci sempre e comunque.
Solo in qualche landa desolata come la penisola dello stivale ci credono appieno come se tutto, invece di sembrare, fosse vero. Alcuni sedicenti progressisti, fra cui una consistente frangia sempre alla ricerca di sé stessa, ne fanno una bandiera reale senza voler capire che l’apparenza è una cosa la realtà un’altra.
Per fortuna gli Stati Uniti, a loro grande merito, hanno dei contro poteri da vera grande democrazia infatti il New York Times, in questi ultimi giorni, ha scritto che
gli Stati Uniti non hanno intenzione di condividere con la Corte penale internazionale dell’Aia le prove raccolte dalle agenzie di intelligence statunitensi sulle atrocità russe in Ucraina. Sostanzialmente il Pentagono sta impedendo all’amministrazione di Joe Biden di farlo, per paura che si possa creare un precedente che potrebbe contribuire a spianare la strada al tribunale per perseguire gli americani.
A questo punto sembra evidente che gli USA sono stretti fra Scilla e Cariddi, da una parte vorrebbero fare incriminare Putin ed i suoi e, dall’altra, non vorrebbero che si creasse un clamoroso e dirompente precedente che potrebbe vedere anche loro salire sul banco degli imputati per alcune “marachelle” compiute per il mondo.
A quanto riferisce il New York Times il Pentagono ha posto il veto facendo un gran favore a Mosca in quanto le informazioni che il Segretario alla Difesa, Lloyd J. Austin III, tiene sotto chiave riguarderebbero materiale sulle decisioni dei russi di colpire le infrastrutture civili e di rapire migliaia di bambini ucraini dal territorio occupato.
Nel frattempo nella gioiosa e spensierata Italia non se ne parla e non ne scrive nessuno, nemmeno i quotidiani più filo americani che infatti, insieme a tutti gli altri, continuano a riempire colonne sugli sbarchi dei migranti, sul compleanno di Salvini e sullo storico problema dei 7.000 balneari che, poverini, non riusciranno più a mangiare.
Nel frattempo, forse lunedì mattina, sapremo se hanno deciso di far fallire una nuova Lehman Brothers visto quello che è successo alla Silicon Valley Bank.