Il Fondo

Ferragosto alla spiaggia di Coccia di Morto

Da spiaggia più “singolare” d’Italia, per usare un eufemismo, a sito balneare citato nel film “Come un gatto in tangenziale”. Nella pellicola, la coppia di romani Giovanni e Monica la sceglie come luogo dove andare al mare. Un arenile già noto a chi vive a Roma, ma se non fosse stato per Cortellesi e Albanese assolutamente sconosciuto a chi proviene da fuori. L’eufemismo utilizzato al posto della vera definizione della spiaggia più sporca d’Italia risale ai tempi della documentazione di Legambiente in cui, tra l’altro, si annotava che sulla spiaggia di Coccia di Morto erano stati trovati, fatto curioso, una quantità enorme di cotton fioc. Pensate, oltre l’80% di quelli raccolti in tutto il resto d’Italia. L’origine del macabro nome però risale al Settecento, quando durante la bonifica della zona vennero ritrovati sull’arenile scheletri di corpi trasportati dal Tevere; chissà, forse abbandonati alle correnti che dopo giorni li depositavano sulla “spiaggia”. Sono molte le recensioni dei romani affezionati a quel luogo che continuano a frequentare nonostante la sporcizia…nella speranza che un giorno il lido più vicino alla capitale ed all’aeroporto che lo collega al mondo possa tornare pulito. Certo, possibilmente senza ossa e teschi del periodo dove a Roma si tagliavano più teste che legna da ardere, per essere buttate nel Tevere e riaffiorare su quella spiaggia di Coccia di Morto, oggi protagonista del nostro articolo ferragostano. Naturalmente sono molto meglio i cotton fioc dei teschi, però se riuscissimo a perdere questo primato da Guinness forse saremmo tutti più contenti…facendo un passo avanti verso la civiltà ambientale. Archiviata l’immondizia direi che i colori a tinte forti di quel litorale, come lo testimonia bene il film di Riccardo Milani, li fanno i romani che con la loro simpatia rendono l’atmosfera unica e divertente. Un’esperienza che suggeriamo di vivere senza cinepresa e con lo spirito di chi vuole essere contagiato dalla semplicità e dall’umanità assente, invece, nella spiaggia antagonista di Capalbio che sottolinea l’aggettivo ed il sostantivo solo perché fa snob. Ebbene, l’esperienza di questo arenile mi ha raccontato una parte di mondo che non conoscevo, ma soprattutto ha lasciato nel mio cuore e nelle mie narici un forte odore, per dirlo alla Ricciotto, di “coccia di morto”.